IL MEDICO SPORTIVO

Troppo spesso ci sono atleti che muoiono in campo, in seguito ad arresto cardiaco: ciς θ dovuto a scarsi controlli oppure a patologie che θ difficile riscontrare?

Domanda di gianluca 21/12/2012 Letto 10.819 volte
La morte improvvisa negli sportivi, per la maggioranza dei casi θ secondaria a un arresto cardiaco per una grave aritmia, tachicardia o fibrillazione ventricolare. Negli atleti che apparentemente sembrano godere buona salute, se giovani, le aritmie fatali sono prevalentemente dovute a cardiopatie congenite o acquisite, spesso sconosciute per non aver mai dato sintomi importanti. Negli adulti, atleti amatoriali, master e senior, la causa principale degli eventi drammatici θ la malattia coronarica. Sforzi, allenamenti esagerati riducono la riserva coronarica in arterie giΰ compromesse dall’aterosclerosi. Si genera ischemia, cioθ la mancanza di ossigeno alle cellule miocardiche e la conseguenza sarΰ l’insorgenza di aritmie, angina pectoris o infarto fulminante. La cronaca evidenzia spesso casi di morte improvvisa senza un’apparente causa, specie in atleti giovani. L’arresto cardiaco, in questi casi, θ secondario a malattie cardiache di origine genetica, le miocardiopatie primitive, ipertrofiche, dilatative, displasia aritmogene, e le canalopatie. Sono malattie, per fortuna rare, come la sindrome di Brugada o del QT lungo o corto che i ricercatori italiani studiano con ottimi risultati. Infine anche l’uso di droghe, cocaina in particolare, o sostanze dopanti possono essere alla base di questi tragici eventi. La tutela sanitaria dell’atleta agonista θ garantita, nel nostro paese, da una legislazione risalente al 1981. Il rilascio della certificazione d’idoneitΰ allo sport agonistico θ subordinato a una serie di controlli clinici e strumentali eseguiti da medici dello sport e da cardiologi. Tuttavia esistono minimi margini di errore per le patologie rarissime, sopra elencate, di difficile riscontro nei controlli di massa. La morte improvvisa nello sport θ sensibilmente ridotta in Italia rispetto agli altri paesi, Germania, USA e Regno Unito, dove non esiste l’obbligo della certificazione. Bisognerebbe agire di piω sul versante del non agonismo e sugli amatoriali con controlli medico-sportivi obbligatori, eseguiti da operatori esperti e qualificati, in servizi dotati di apparecchiature diagnostiche, elettrocardiografia ed ecocardiografia. Sono auspicabili maggiori verifiche anti doping, obbligo del defibrillatore e della presenza di operatori addestrati alle manovre rianimatorie durante tutte le competizioni sportive e nei luoghi dove si pratica sport a qualsiasi titolo. Queste sono le soluzioni idonee per considerare l’attivitΰ fisica elemento fondamentale per la prevenzione primaria e secondaria delle malattie cardiovascolari e della morte improvvisa.
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