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Valenzano, la chiesa di Ognissanti di Cuti
Con le sue rare tre cupole in asse rappresenta uno splendido quanto peculiare esempio di architettura romanica pugliese. È la chiesa di Ognissanti di Cuti, tempio dell’XI secolo nascosto tra gli ulivi e i terreni della campagna tra Capurso e Valenzano. Un edificio leggendario sopravvissuto ad abbattimenti e degrado, ma da due anni chiuso al pubblico a causa di cedimenti strutturali (foto di Nicola Lasalandra)
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Con le sue rare tre cupole in asse rappresenta uno splendido quanto peculiare esempio di architettura romanica pugliese...
...È la chiesa di Ognissanti di Cuti, tempio dell’XI secolo nascosto tra gli ulivi e i terreni della campagna tra Capurso e Valenzano (foto di Carlo Bellomo)
...e da due anni purtroppo chiuso al pubblico a causa di cedimenti strutturali rigurdanti alcune crepe nelle colonne portanti
Per raggiungere il tempio è necessario imboccare la strada Capurso-Ceglie (detta anche di Ognissanti), via rurale situata tra via Fanelli e la statale 100. A metà del percorso...
...si erge una recinzione in ferro che racchiude la nostra chiesa
Subito balzano all’occhio le tre cupole in asse...
...di cui in Puglia sono ancora intatti pochi esempi: tra questi San Benedetto a Conversano e San Francesco a Trani
Il prospetto dalle pareti in bianca pietra calcarea appare sobrio e senza decorazioni...
...eccetto per i fascioni dentellati...
...che costeggiano le sei finestre esterne
Frontalmente si possono ammirare i resti di un antico porticato a tre fornici...
...di cui rimane soltanto il corpo orientale, formato da robusti pilastri...
...che sorreggono la copertura a botte...
...e un piccolo rosone dal motivo a grani
La facciata è caratterizzata da ben tre portali, che internamente corrispondono ad altrettante navate
Quello centrale, il più grande, è inquadrato da una doppia cornice all’esterno dentellata e all’interno composta da grosse sfere
Al di sopra della soglia d’accesso, a interrompere la mancanza di apparati decorativi della parete, vi è un piccolo rosone circolare, anch’esso rifinito da due cornici concentriche
La parte posteriore è costituita da tre absidi, tipiche dell’epoca bizantina: quella centrale è di dimensioni maggiori rispetto alle due laterali ma tutte presentano una merlatura superiore a denti di sega
Non ci resta ora che entrare. Varcando la soglia ci immergiamo in un ambiente spoglio e in penombra in cui ciascuna delle tre navate termina con un’abside
Pilastri cruciformi su cui si impostano grandi archi scandiscono poi l’interno in nove campate
La copertura del soffitto è data dalle tre cupole simmetriche, che una volta marcavano anche le tre parti in cui era composta la chiesa: la zona vicina all’altare consacrata al Cristo, quella centrale dedicata agli evangelisti e l’area più vicina alla soglia di accesso
Sono proprio le sculture con i simboli di Matteo (la scimmia)...
...Marco (il leone)...
...e Luca (il toro) ad emergere su tre dei quattro angoli alla base della cupola centrale
La zona del presbiterio è invece piuttosto scarna...
...anche se è qui che si trova oggi l’altare in pietra: è stato spostato nel 2012 quando si decise di arretrare la mensa, prima collocata al di sotto della cupola centrale
Il pavimento che doveva circondarlo sin dal Medioevo era formato da piccoli tasselli quadrangolari. Purtroppo non ne è praticamente rimasta traccia: l’unico resto giace in un angolino della navata destra dell’edificio
Nello stesso spazio si trovano, ormai fuori contesto, anche due blocchi scolpiti in pietra. Trafugati da un privato che li aveva usati per adornare la sua villa, furono fortunatamente recuperati dal custode Pasquale Scavo
Ed è proprio Scavo a indicarci un dettaglio in pittura rossa, quasi ormai sbiadito, sulla parete a destra del portale di accesso. Qui c’era un disegno rinascimentale in sanguigna che illustrava il progetto della chiesa cinquecentesca: ma purtroppo nemmeno questo è sopravvissuto all’incuria