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Triggiano, la masseria Torre Reddito
È così imponente da essere soprannominata "il castello" e nasconde al suo interno affreschi, un ipogeo e persino una chiesetta. Parliamo della masseria Torre Reddito di Triggiano, complesso cinquecentesco immerso in quel groviglio di strade rurali "senza tempo" situate a sud-est di Bari. Peccato che si tratti di un tesoro praticamente inesplorato: è infatti chiusa al pubblico da tempo immemore (foto di Gennaro Gargiulo)
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Torre Reddito rientra nell'elenco delle 14 masserie in disuso sparse nella Terra di Bari: fu eretta nel 1501 per volere dell'energica Isabella d'Aragona, prima donna della storia al governo del capoluogo pugliese
Per raggiungerla imbocchiamo strada Crocifisso e svoltiamo quindi a sinistra in una viuzza che si fa largo tra estesi campi coltivati. Dopo averla percorsa per 200 metri giungiamo così dinanzi all'ingresso monumentale
L'accesso è incastonato nella cinta muraria che funge da perimetro del sito. È costituito da un cancello in ferro grigio inglobato in un arco a tutto sesto in pietra: quest'ultimo ha una chiave di volta decorata con un giglio, lo stemma dei Tanzi
Muoviamo i primi passi nel cortile, dove spuntano qua e là dei fichi d'india
Di fronte a noi svetta la facciata dell'edificio principale: è in pietra, si sviluppa su due livelli ed è contraddistinta da un colore grigio sfumato a tratti dal verde del muschio
Le finestre del secondo piano, di cui una parzialmente murata, sono puntellate da assi di legno e sovrastate da dei timpani abbelliti da altri gigli
Varchiamo la soglia, ritrovandoci in un grande ambiente illuminato da una finestra rettangolare. Qui un tempo c'era presumibilmente un frantoio: in un angolo dello stanzone spiccano infatti tre macine usate per ottenere l'olio dalle olive
Muniti di torcia scendiamo una piccola rampa che sbuca in un ipogeo: riadattato su cavità naturali preesistenti, pare fosse parte di un'antica via che correndo sotto la superficie collegava Bari e Triggiano
Attorno all'ipogeo ci sono diversi corridoi, tutti da percorrere facendo attenzione a non battere la testa sul basso soffitto: li scandagliamo osservando alcune vasche in pietra, dove in origine venivano conservati al fresco i prodotti agricoli raccolti nei dintorni
Facciamo quindi il percorso a ritroso per tornare di sopra e ammirare i piani nobili dell'immobile. Approdiamo quindi in un ambiente del primo piano che ospita i resti di un forno adoperato per cuocere il pane
La stanza con il salone principale: le pareti di quest'ultimo sono tutte affrescate con motivi floreali, la cui bellezza è però messa alla prova da alcuni scarabocchi lasciati da alcuni vandali
Una scritta tracciata con una bomboletta spray blu in particolare deturpa una parte di muro che un tempo ospitava un dipinto
E laddove non arriva la mano degli "ospiti" interviene l'inesorabile trascorrere del tempo: il soffitto, impreziosito da raffigurazioni di coppe e di ulivi e fregi rossi sta andando in rovina a causa di visibili crepe e pezzi di volta che pian piano si staccano
Da un grazioso ballatoio in pietra piazzato su un terrazzino saliamo le scale per il secondo piano. Qui la costante è il colore giallo dei vari muri
Il dominio cromatico è contrastato solo da coppe, ghirlande e piante dipinti di rosso
Allo stesso modo è adornata quella che sembra essere la "zona notte”, segnalata da un avvallamento del pavimento dove probabilmente erano piazzati accessori per l'igiene intima
Scarpiniamo quindi su un'altra rampa che porta al terrazzo: da quassù il panorama sull'agro di Triggiano con i nuvoloni che avanzano minacciosi è davvero suggestivo
Facciamo poi retrofront e torniamo nel cortile dove era cominciato il nostro viaggio per visitare due interessanti edifici secondari. Su lato sinistro dello stabile principale c'è infatti un fabbricato con diversi accessi
Si tratta di ex stalle, lì dove i vecchi proprietari accudivano i propri animali
Sul lato destro del cortile ammiriamo invece una piccola cappella dedicata alla Madonna Addolorata, i cui interni sono completamente affrescati. La chiesetta è insomma la parte meglio conservata del complesso