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Speciale Tarshito
Un laboratorio artistico che lontano dalla vita e dal traffico del centro città è nato tre anni fa in una zona ai margini di Bari, creato in un ex capannone industriale. Si tratta dello “Speciale Tarshito”, in strada Torre di Mizzo, che prende il nome dal suo fondatore, il 65enne coratino Nicola Strippoli, in arte appunto Tarshito, pseudonimo che gli è stato assegnato dal mitico Osho, il mistico e maestro spirituale indiano (Foto di Gennaro Gargiulo)
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Un laboratorio artistico che lontano dalla vita e dal traffico del centro città è nato tre anni fa in una zona ai margini di Bari, creato in un ex capannone industriale. Si tratta dello “Speciale Tarshito”, in strada Torre di Mizzo
Per raggiungere il laboratorio bisogna oltrepassare l’Ikea, passare davanti alla piccola stazione, attraversare il passaggio a livello che si trova di fronte alla caserma dell’Aeronautica, per poi immettersi in una stradina sulla quale si affacciano piccole case. Superate le abitazioni, prima di immergersi in campagna, sulla destra troviamo una grande struttura bianca con un tetto spiovente...
...e un grande cancello grigio in ferro battuto con su scritto “Speciale Tarshito”
Siamo proprio al confine tra la parte industriale della zona (rappresentata da alte ciminiere in disuso) e quella rurale, marcata con l’inizio di un lungo e continuo muretto a secco
A regnare è il silenzio, interrotto solo dal rumore dei treni che passano da qui, visto che il laboratorio si trova proprio accanto ai binari
Davanti al cancello si trova un binario morto
Veniamo introdotti in un cortile nel quale si stagliano numerose strutture bianche ciascune con due ordini di finestre. Tutt'intorno un verdissimo prato, ghiaia e cespugli, alberi d’ulivo e alte palme con accanto alti vasi di terracotta
Entriamo in uno degli edifici dove incontriamo finalmente l’artista, avvolto in un mantello bianco
Un omone alto e ben piazzato, dai ricci capelli brizzolati e una folta barba grigia. Lui è attivo dal 1984 e si è fatto conoscere come pittore, scultore e architetto e organizza mostre un po’ in tutto il mondo. Attualmente insegna design presso l'Accademia di Belle Arti di Bari
Sulle pareti, lasciate grezze, spiccano alcune tele sulle quali intravediamo disegni di animali incorniciati da decorazioni floreali
Altre tele con disegni orientali alla cui base sono legate delle bandierine indiane
Dopo aver visitato la sala meditazione attraversiamo nuovamente il cortile dove vediamo svolazzare sulle nostre teste delle bandierine coloratissime. «Sono tibetane – ci dice Tarshito - sopra sono stampati dei mantra, preghiere che con l'aiuto del vento vengono donate a tutto l'Universo»
Entriamo così nel salone espositivo: un’enorme sala con pareti completamente bianche e su cui grandi finestre permettono l'ingresso della luce che attraverso i vetri vieni filtrata e si diffonde sulle opere e sul soffitto ligneo
Al centro sono presenti numerosi strumenti musicali tra cui un grande gong
A predominare sono i coloratissimi vasi: grandi e piccoli, realizzati con molteplici e diversi materiali, dalla carta alla ceramica
Alcuni, di considerevole dimensione, hanno su disegnati o installati forme di mani, pesci o ancora piccole campanelle