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Sovereto e la Madonna Nera
Simboli cavallereschi, lapidi secolari, absidi nascoste e ipogei sotterranei. È il medievale e affascinante scenario che avvolge Sovereto, una piccola frazione di Terlizzi. Il borgo, composto da pochi edifici in pietra abitati da una decina di anime, è sorto più di mille anni fa attorno al Santuario di Santa Maria, tempio realizzato al fine di custodire la leggendaria icona della Madonna Nera, scoperta da un pastore in una cavità. Siamo andati quindi a visitare il luogo, situato a quattro chilometri a sud-est della “città dei fiori” (foto di Christian Lisco)
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Appena arrivati a Sovereto ci accoglie il silenzio tipico delle aree sacre
Per accedere alla corte in cui si trova il santuario oltrepassiamo un arco in pietra decorato da un bassorilievo della Vergine
Sotto la figura è incisa una scritta ottocentesca che fa riferimento ad alcuni lavori eseguiti da Giuseppe Lamparelli, membro della famiglia terlizzese che fu custode del complesso religioso
Una volta superato il passaggio ci ritroviamo così in un’area chiusa a destra da Villa Lamparelli, un tempo di proprietà della stirpe suddetta...
...e a sinistra da Santa Maria di Sovereto, la cui prima attestazione storica risale a una bolla del 1131, a conferma della giurisdizione del vescovo di Giovinazzo su Suberito, antico nome del posto
Il prospetto della chiesa appare sobrio e lineare e sono evidenti i segni del rimaneggiamento subito nel corso secoli: dalla lavorazione e dal colore diverso delle pietre sino all’aggiunta del campanile laterale
Al di sopra della soglia d’accesso vi è una finestra di forma quadrilobata, unico elemento decorativo presente assieme a uno stemma e al resto di un grifone
A venirci incontro è don Nino, l’anziano parroco. È lui ad aprirci il portone del santuario utilizzando un’enorme chiave nera, simbolo di un’epoca lontana
Una volta entrati siamo immersi in un ambiente contraddistinto da una pianta a croce latina con un’unica navata e due cappelle laterali
Gli elementi medievali sono però in contrasto con quelli barocchi, tra cui i fregi di colore bianco presenti sul soffitto e sulle pareti
Ci avviciniamo all’altare dorato, anch’esso settecentesco, decorato con motivi che rimandano agli angeli e alla natura. Al centro si staglia un dipinto della Madonna col Bambino. Ma non siamo qui per ammirare la cattedra, bensì per scoprirne i suoi segreti
Con grande sorpresa infatti il sacerdote apre uno sportello posto nella parte destra dell’altare...
...permettendoci di accedere in un ambiente nascosto agli occhi dei visitatori
È l’antica abside della chiesa, risalente al XII secolo: originariamente completamente affrescata, oggi mostra solo i resti di due figure umane non riconoscibili
Pare infatti che gli antichi cavalieri abbiano frequentato questo luogo, situato nei pressi della via Appia Traiana, strada percorsa dai crociati diretti in Terra Santa. Prove ne sono alcuni segni che troviamo in una stanza posta alla sinistra dell’altare, oggi utilizzata come sacrestia
In particolare, notiamo la croce greca simbolo dei Cavalieri, la scacchiera simbolo del dualismo fra bene e male...
e un quadrato ottonario simbolo dell’unione fra spirito e materia, cielo e terra.
I nostri occhi si spostano però sul pavimento. Capiamo così di trovarci su delle grandi lastre di pietra che rappresentano in realtà delle lapidi risalenti alla fine del XIII secolo
Sono tutte incise con il profilo di alcuni uomini, attorno al quale si delinea un’iscrizione funebre composta da lettere semigotiche. I corpi contenuti dalle tombe potrebbero appartenere ad alcuni frati custodi del tempio, anche se c’è chi afferma che si possa trattare di cavalieri giovanniti
Ma le meraviglie del luogo non finiscono qui. Al centro della navata notiamo sul pavimento una lastra in pietra raffigurante un albero con tre radici e un foro...
...e accanto alla quale si trova una grata in ferro battuto. È quella che nasconde l’angolo più importante di tutto il santuario: la grotta del ritrovamento. Fu infatti all’interno di questo ipogeo che venne rinvenuta secoli fa l’icona della Madonna Nera
Non ci resta quindi che scendere nell’ipogeo. Don Nino solleva dunque la grata, svelando un passaggio sotterraneo che ci conduce...
...dopo aver percorso alcuni gradini...
...all’interno di una vera e propria grotta scavata nella roccia e illuminata solo dalla tiepida luce di una lampadina
Purtroppo non troviamo l’icona, ma solo una sua riproduzione...
...posta accanto alla scritta “Ave Maria” scolpita nella pietra
Per ammirare la Madonna col Bambino originale ci spostiamo dunque nel centro storico del “paese dei fiori”, lì dove si erge la Concattedrale di San Michele Arcangelo. Entriamo attraversando la navata centrale e arrivando sino ai piedi di un altare posto all’interno di una cappella situata alla sinistra della cattedra principale
E qui tra tra marmi e stucchi ci ritroviamo finalmente davanti alla Vergine col Bambino, una delle nove Madonne nere presenti in Puglia
Dipinta su una tavola in ciliegio larga 36 centrimetri e alta 45, è incorniciata da un tempietto in argento cesellato di scuola napoletana e arricchita da due corone d’oro posticce che circondano le teste delle due figure