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Rugliano: suore, ostie e "ritagli"
Ogni domenica i bambini di Rutigliano si precipitano davanti a una grata che si apre come una finestra: ad attenderli c’è una suora pronta a consegnare a ognuno di loro, in cambio di una piccola offerta, un gustoso e salutare sacchetto di “ritagli” di ostie. È questo il rito che caratterizza da più di un secolo il paese a sud-est del capoluogo pugliese, lì dove lavorano le Suore crocifisse adoratrici dell’eucarestia, tra le poche religiose a produrre ancora artigianalmente, nel barese, il “Corpo di Cristo” (foto di Christian Lisco)
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Per raggiungere il monastero delle “Suore crocifisse” ci rechiamo nel centro storico di Rutigliano. Qua si apre la larga piazza Colamussi, su cui si stagliano le mura in pietra bianca del complesso religioso
Un cancello nero permette l’ingresso nell’atrio, in cui è presente la grata...
...dove i bimbi bussano per ricevere le ostie (e che incontreremo più tardi)
Si passa poi nel cortile interno...
...nel quale troviamo ad accoglierci l’87enne madre superiora Maria Lucilla Mennuni, in carica dal 1999, alle prese con i fiori di cui si occupa ogni giorno
«Le origini di questo luogo risalgono al 500 – esordisce –, quando qui si trovavano le Clarisse francescane, suore di clausura. Il nostro Ordine, fondato a Napoli da Madre Maria Pia Notari nel 1885, si stabilì nel 1910. Oggi il luogo è abitato e curato da nove di noi»
Fiore all’occhiello del monastero è la settecentesca chiesa delle Suore Crocifisse Adoratrici, di aspetto barocco...
..., che mantiene ancora le “gelosie”: eleganti grate bombate dietro le quali un tempo le monache prendevano parte alla messa pubblica senza essere viste in viso
Passiamo quindi dagli stretti e suggestivi corridoi dove si posizionavano le suore...
...e dalla stanza della Madre fondatrice, nella quale sono conservati il suo giaciglio e gli oggetti personali...
...per arrivare infine nel laboratorio delle ostie
Ci ritroviamo così in un ambiente che presenta tavoli in legno, dispense, sacchi di farina e dei macchinari con cui in quel momento è alle prese la 47enne suor Dalia
La religiosa ci spiega i passi principali della produzione. Si parte dall’impasto, realizzato dalle “caldaie” nelle quali vengono semplicemente versate, attraverso dei dosatori, farina e acqua fresca
Il prodotto è poi colato su delle piastre...
...che, chiudendosi per alcuni secondi, vanno a cuocere l’impasto, regalandogli la forma rotonda
Presse sulle quali sono incisi alcuni simboli religiosi, tra cui crocifissi e monogrammi che, “stampati” sulla sfoglia, le forniscono l’aspetto sacro
L’ostia creata è quella da cui verranno poi ricavate le singole particole
Prima però, impilati uno sull’altro...
...i grandi cerchi sono inseriti nell’umidificatore: una stanzetta termica dove rimangono circa sei ore, perdendo friabilità e assumendo morbidezza
Il prodotto viene infine passato attraverso dei “nastri”. Si tratta di macchinari nei quali si inserisce la sfoglia intatta...
...che, scorrendo sotto un rullo, viene tagliata in cerchietti: le piccole ostie appunto. Il nastro che vediamo in funzione è quello per i pezzi più minuti, distribuiti ai fedeli...
...mentre un altro macchinario produce i più grandi riservati ai sacerdoti
A essere consegnate però sono solo le ostie venute meglio. Un altro strumento infatti, tramite un movimento sussultorio...
...scuote le particole facendo scivolare in basso quelle ritagliate male
Una selezione che però la superiora preferisce ancora fare “a occhio”, scegliendo le “perfette” utilizzando solo il suo sguardo esperto
Le “promosse” vengono quindi riposte in alcuni contenitori di plastica (nel laboratorio ne vediamo cinque, colmi fino all’orlo)...
...per poi essere sistemate, pronte per la vendita, nelle bustine trasparenti dove risalta il nome dell’Ordine religioso
Ma a lavorazione finita qualcosa rimane “in cucina”: tutta la sfoglia bucherellata dalla quale sono state ricavate le piccole ostie. Fogli che una volta spezzettati producono i cosiddetti “ritagli”: minuscoli frammenti bianchi che vengono, come detto, distribuiti ai bambini in cambio di un’offerta (oggi un euro)
Ci spostiamo quindi nell’atrio di ingresso per assistere al “rito” della consegna dei ritagli. Qui, la grata predetta (un tempo utilizzata dalle monache di clausura per comunicare all’esterno), viene aperta per permettere a grandi e piccini di acquistare enormi buste piene zeppe di “snack”
Ed ecco che subito sentiamo i passi svelti dei bambini che corrono a mettersi in fila all’ingresso. Tra i primi ad arrivare ci sono i fratellini Diego e Viola di 7 e 5 anni...
...accompagnati dal 30enne Francesco. «Passando di qui rivivo i ricordi della mia infanzia – ci dice il giovane –. Mia madre preferiva che mangiassimo le ostie, più salutari e meno salate delle patatine. Sino a due anni fa si portavano le buste di pasta vuote della Divella che le suore poi riempivano di decine e decine di pezzi»