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Riapre il Teatro Piccinni di Bari
È il teatro più antico di Bari: aperto nel lontano 1854 fu il primo politeama ad essere inaugurato tra i dieci templi dello spettacolo che all’inizio del secolo scorso punteggiavano il famoso “miglio dei teatri” del capoluogo pugliese. Parliamo del Piccinni, gioiello neoclassico che dopo nove anni di chiusura forzata sarà finalmente restituito ai cittadini nella prossima primavera. Noi, approfittando di una visita straordinaria promossa dal Fai, domenica scorsa siamo andati a sbirciare al suo interno (foto di Antonio Caradonna)
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Il Piccinni si erge maestoso su corso Vittorio Emanuele con il suo portico colonnato e il suo timpano a spiovente
Il prospetto neoclassico si innesta su due diversi ordini: quello inferiore è costituto da quattro colonne doriche scanalate e due pilastri laterali, mentre quello superiore è caratterizzato da un loggiato con colonne ioniche su cui poggia un timpano triangolare
All’interno del timpano, su sfondo rosso, campeggia lo scudo simbolo della città di Bari
Varcato il portale centrale, ci ritroviamo in un androne caratterizzato dal marmo del pavimento e delle decorazioni...
...tra cui un bassorilievo che mostra i profili di celebri musicisti
Saliamo quindi quattro gradini costeggiati da due sfingi con pavoni speculari usati come lucernari: si tratta delle figlie egizie di Mnemosine, personificazione mitologica della Memoria
Siamo ora nel vestibolo ottagonale: di fronte a noi una porta rivestita di rosso permette l’accesso alla sala. Entriamo
Ci ritroviamo così in un sontuoso scrigno pregiato, animato dalla presenza di figuranti vestiti con abiti ottocenteschi
L’ambiente è a forma di ferro di cavallo, in linea con la tradizione del “teatro all’italiana” in voga a partire dalla fine XVIII secolo
La platea, divisa in due corridoi laterali, ospitava originariamente sedie in ferro dipinto di color bronzo con ornamenti di ottone e cuscini di pelle rossa. Oggi vi sono invece 290 poltroncine rosse imbottite che poggiano su una pavimentazione in moderno parquet di massello rovere
A rubare la scena di fronte al palcoscenico è il magnifico Palco Regio...
...lì dove si sedettero Francesco di Borbone e Maria Sofia Amalia nel 1859 e Umberto I di Savoia e Regina Margherita nel 1878
Dominato da una corona sommitale e la riproduzione di tendaggi laterali, è realizzato con carta da parati vellutata color rosso alizarina, impreziosita da una lamina d'argento che gli conferisce lucidità e dalle frange dorate
Spostando lo sguardo verso l’arcoscenico notiamo due angeli in tiglio e cartapesta dorati che reggono lo stemma comunale...
...e, nell’immediato sottarco a cassettoni, il vecchio stemma della città: il Barione
Risalendo ancora verso il soffitto, l’occhio è rapito dal ricco velario bianco a frange e nappe d’oro, decorato con bassorilievi dorati a festoni, nastri, palmette e trionfi musicali
Realizzato dal pittore campano Luigi de Luise e dallo scenografo Leopoldo Galluzzi, il disegno mostra sullo sfondo di un cielo terso il dio delle arti Apollo col cavallo Pegaso e più in basso, adagiate sulle nuvole, le Muse. Stemmi e ornati a bassorilievo dorati con oro di Francia racchiudono la figura in un cerchio prezioso
Infine sul fondo del palco fa bella mostra di sé il ritrovato “comodino”: una tempera su tela realizzata nel 1913 dal pittore barese Antonio Lanave e lasciata in abbandono per sessant’anni
Salendo fino al settimo piano, il lusso di stucchi e dorature lascia spazio a una semplice sala-solaio in legno con la sua copertura a falde
Siamo nel sottotetto del teatro: l’ambiente soprastante il palco e la platea. È costituito da una successione ordinata di capriate composte “alla palladiana”. Qui si svolgevano attività legate alla produzione scenica