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Le ex Accierie e Ferriere Pugliesi
Una “giungla tra le lamiere”. È l’inconsueto spettacolo a cui è possibile assistere varcando l’ingresso delle spettrali ex Acciaierie e Ferriere Pugliesi di Giovinazzo: un colosso industriale degli anni 20 abbandonato a sé stesso dal 1984 (foto di Antonio Caradonna)
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Per raggiungere le ex Accierie dal centro di Giovinazzo basta imboccare via Bitonto e percorrerla per circa 600 metri. Arrivati a una piccola rotatoria...
...non sarà difficile notare l’impianto, che si staglia tra la linea ferroviaria e la contrada denominata “Lama Castello”
Oltrepassiamo il cancello, ritrovandoci davanti ad alcune piccole imprese in lavorazione...
...anche se ci basta spostarci di qualche passo per renderci conto di essere in una zona perlopiù abbandonata, formata da tre capannoni “fantasma”
Eccoci davanti al primo enorme complesso, di cui non rimane più nulla se non le travi di sostegno completamente corrose
Ci inoltriamo nel nudo ambiente con una certa circospezione e veniamo subito risucchiati in un mondo freddo e silenzioso, dove il forte odore di ruggine si mischia a quello dell’umidità
Pian piano che ci muoviamo i nostri occhi sembrano abituarsi al buio...
...aiutati anche dalla luce che filtra attraverso le lamiere del tetto ormai collassato in numerosi punti
Le colonne portanti si intersecano per tutto il perimetro come fossero un’ossatura, non più in grado però di proteggere il suo interno
A circondarci macchinari di ogni tipo, ormai fuori uso: cabine mobili...
...forni per la fusione...
...lunghi tubi da cui usciva l’acciaio
Qui erano impiegati all’incirca 1200 operai: avvertiamo la loro “presenza” dai cartelli corrosi...
...da scatolette arrugginite di cibo precotto...
...o da un vecchio cartellone pubblicitario raffigurante lo sciroppo per la tosse
Ma ad un tratto veniamo sorpresi da una vista inaspettata: in alcuni punti la vegetazione incolta e lussureggiante è cresciuta prepotentemente, invadendo tutto ciò che la circonda
Arbusti, rampicanti e mucchietti di edera si rincorrono fra le macerie e alcuni rametti sbucano incredibilmente dallo stesso ferro
Un angolo si è poi trasformato in un vero e proprio giardino, quasi una piccola serra. Tante piccole piantine di un verde brillante, incorniciate da un basso muretto, si sono concentrate in questo spazio, là dove probabilmente vi era una vasca ripiena di acqua
Decidiamo ora di spostarci verso l’altro capannone visitabile, visto che il terzo risulta completamente murato. E qui ci ritroviamo in un posto in cui le tracce dell’antica attività sono state totalmente cancellate
Dopo aver superato un pavimento formato da strani blocchi di cemento che pare assomigliare a un antico “villaggio neolitico”...
...entriamo in una vera e propria “giungla"
Un’intera parete è ricoperta da un imponente e smisurato albero di fico che si è appropriato di tutto lo spazio, andando ad abbracciare e quasi a “mangiare” le strutture in ferro
Il gioco di colori è impressionante: il verde intenso delle foglie fa pendant con il marrone e il rossiccio delle travi...
...creando un insieme che, seppur armonioso e attraente, incute reverenza e timore