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Lama San Giorgio e le sue storie

Triggiano 19 foto 29 November 2018

Costruzioni millenarie, torri di avvistamento e antiche masserie abbandonate. Sono alcuni dei tesori nascosti lungo Lama San Giorgio, uno dei nove ex fiumi di Bari. Basti pensare che custodisce persino una chiesa dove furono conservate per una notte le ossa di San Nicola, patrono della città. Il lungo solco parte da Monte Sannace e giunge fino a Cala Pantano, la baia in cui nel 1087 furono sbarcate proprio le reliquie del santo di Myra. Noi ci siamo addentrati nel tratto al confine tra Triggiano e il capoluogo pugliese (foto di Antonio Caradonna)

19 fotografie
Il nostro punto di partenza è via Lame: la prosecuzione di via Dante, strada che si dirama dalla villa comunale di Triggiano
Il nostro punto di partenza è via Lame: la prosecuzione di via Dante, strada che si dirama dalla villa comunale di Triggiano
Percorriamo l'arteria che penetra nelle campagne e dopo un chilometro, sulla sinistra, avvistiamo un via sterrata che scende sul letto del corso d'acqua scomparso
Percorriamo l'arteria che penetra nelle campagne e dopo un chilometro, sulla sinistra, avvistiamo un via sterrata che scende sul letto del corso d'acqua scomparso
Ad attenderci, immerso tra gli ulivi, c'è un edificio in pietra apparentemente anonimo: in realtà è un pagliaio che risale addirittura al VII-VIII secolo, usato come riparo e deposito dai contadini di un tempo
Ad attenderci, immerso tra gli ulivi, c'è un edificio in pietra apparentemente anonimo: in realtà è un pagliaio che risale addirittura al VII-VIII secolo, usato come riparo e deposito dai contadini di un tempo
Torniamo su via Lame e proseguiamo fino all'incrocio con via Schiattona, approdando così in contrada Pozzo San Benedetto. Proprio lì vicino adocchiamo una grotta con due aperture, coperta da una rigogliosa pianta di fichi: è una delle tante cavità della zona, probabilmente abitata sin dalla Preistoria
Torniamo su via Lame e proseguiamo fino all'incrocio con via Schiattona, approdando così in contrada Pozzo San Benedetto. Proprio lì vicino adocchiamo una grotta con due aperture, coperta da una rigogliosa pianta di fichi: è una delle tante cavità della zona, probabilmente abitata sin dalla Preistoria
Continuiamo l'esplorazione dal bivio in cui eravamo arrivati, girando a sinistra in strada vicinale Pozzo Finardi e svoltando a destra dopo due chilometri in strada Penna la Tortora. Sulla destra scorgiamo un dirupo che cela l'alveo: scendiamo quindi nuovamente nel solco, ritrovandoci in un affascinante "mare" di vegetazione
Continuiamo l'esplorazione dal bivio in cui eravamo arrivati, girando a sinistra in strada vicinale Pozzo Finardi e svoltando a destra dopo due chilometri in strada Penna la Tortora. Sulla destra scorgiamo un dirupo che cela l'alveo: scendiamo quindi nuovamente nel solco, ritrovandoci in un affascinante "mare" di vegetazione
Risaliamo poi  alle pendici del lato opposto, lì dove si staglia masseria Citarella, stabile del XIX secolo. Si pensa ospitasse un insediamento di monaci prima e un seminario dopo
Risaliamo poi alle pendici del lato opposto, lì dove si staglia masseria Citarella, stabile del XIX secolo. Si pensa ospitasse un insediamento di monaci prima e un seminario dopo
Quel che rimane del suo tetto, contraddistinto da una graziosa finestrella, è stato quasi "mangiato" dalla vegetazione, mentre il retro sembra essere crollato completamente
Quel che rimane del suo tetto, contraddistinto da una graziosa finestrella, è stato quasi "mangiato" dalla vegetazione, mentre il retro sembra essere crollato completamente
L’interno, in origine adibito probabilmente a stalla, è illuminato da una piccola fessura posta sotto un soffitto a volta
L’interno, in origine adibito probabilmente a stalla, è illuminato da una piccola fessura posta sotto un soffitto a volta
Facciamo qualche passo indietro fino a reimmetterci in strada vicinale Pozzo Fiscardi, arteria che cambia subito denominazione in strada vicinale Lagomele e la mantiene fino all'incrocio con strada vicinale Torre delle Monache, che si dirama sulla sinistra. Quest'ultima prende il nome dall'omonimo immobile in rovina presente nei dintorni
Facciamo qualche passo indietro fino a reimmetterci in strada vicinale Pozzo Fiscardi, arteria che cambia subito denominazione in strada vicinale Lagomele e la mantiene fino all'incrocio con strada vicinale Torre delle Monache, che si dirama sulla sinistra. Quest'ultima prende il nome dall'omonimo immobile in rovina presente nei dintorni
Nel 700, secondo lo storico Padre Daniele, funse da torre di avvistamento e nel secolo successivo venne invece abitato da alcune monache. Il piano inferiore è costituito da due stanze col soffitto a volta, separate da un muro...
Nel 700, secondo lo storico Padre Daniele, funse da torre di avvistamento e nel secolo successivo venne invece abitato da alcune monache. Il piano inferiore è costituito da due stanze col soffitto a volta, separate da un muro...
...una di esse ha le sembianze di quella che poteva essere una cappella
...una di esse ha le sembianze di quella che poteva essere una cappella
Saliamo al piano superiore, dove grossi conci di pietra giacciono laddove un tempo arrivava una scala
Saliamo al piano superiore, dove grossi conci di pietra giacciono laddove un tempo arrivava una scala
L'interno, sormontato da una volta a crociera, è caratterizzato da sei archetti: racchiudono le finestre, eccetto uno, che invece dava vita a un'edicola votiva
L'interno, sormontato da una volta a crociera, è caratterizzato da sei archetti: racchiudono le finestre, eccetto uno, che invece dava vita a un'edicola votiva
A questo punto c'è bisogno di spostarsi per un altro paio di chilometri. Strada vicinale Torre delle Monache si immette in strada vicinale Sagnisi (lungo la quale si erge il cipresso alto sette metri noto come ù p’nnacchj-“il pennacchio”), la quale muta nome in strada vicinale Pezza Manca e incrocia strada vicinale Vrazzullo
A questo punto c'è bisogno di spostarsi per un altro paio di chilometri. Strada vicinale Torre delle Monache si immette in strada vicinale Sagnisi (lungo la quale si erge il cipresso alto sette metri noto come ù p’nnacchj-“il pennacchio”), la quale muta nome in strada vicinale Pezza Manca e incrocia strada vicinale Vrazzullo
Giriamo a destra, godendo di una vista invidiabile: da qui il letto si mostra in tutto il suo splendore, "offrendo" campi coltivati, muretti a secco e piante di fichi
Giriamo a destra, godendo di una vista invidiabile: da qui il letto si mostra in tutto il suo splendore, "offrendo" campi coltivati, muretti a secco e piante di fichi
Strada Vrazzullo finisce con un bivio: svoltiamo così a destra in strada Monte, quella che porta ai piedi di monte Telegrafo, il punto più elevato di Triggiano, a circa 100 metri di altitudine
Strada Vrazzullo finisce con un bivio: svoltiamo così a destra in strada Monte, quella che porta ai piedi di monte Telegrafo, il punto più elevato di Triggiano, a circa 100 metri di altitudine
Accanto a una torretta rossa detta du p’dùcchie (“del pidocchio”)...
Accanto a una torretta rossa detta du p’dùcchie (“del pidocchio”)...
...parte il sentiero che porta in cima al rilievo, con vista mare
...parte il sentiero che porta in cima al rilievo, con vista mare
Raggiungiamo infine la chiesa di San Sossio, detta anche di Santa Sofia o di Vassallo, dal nome dell'antico proprietario vissuto nel 700. Al suo interno nella notte tra l'8 e il 9 maggio 1807 furono conservate le ossa di San Nicola appena giunte sulla costa di San Giorgio
Raggiungiamo infine la chiesa di San Sossio, detta anche di Santa Sofia o di Vassallo, dal nome dell'antico proprietario vissuto nel 700. Al suo interno nella notte tra l'8 e il 9 maggio 1807 furono conservate le ossa di San Nicola appena giunte sulla costa di San Giorgio