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La storia dei falsi miti baresi: Iapige e Barione
Come Roma e Atene, anche la nascita di Bari viene attribuita a due figure leggendarie: Iapige e Barione. Se però per gli altri “fondatori” cittadini esiste una tradizione letteraria affermata (vedi la vicenda di Romolo e Remo o quella Atena e Poseidone), la storia dei “padri” baresi appare alquanto nebulosa. Per secoli e secoli infatti, dei due, non se ne è mai parlato e il loro nome, collegato al capoluogo pugliese, pare sia venuto fuori solo nel 1600, quando si decise di creare dei “miti ad hoc” per rendere più avvincente l’antica storia di Bari. Un qualcosa che ha generato equivoci ed errori nell’età contemporanea
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Iapige e Barione fondatori di Bari? Per secoli e secoli dei due non se ne è mai parlato e il loro nome, collegato al capoluogo pugliese, è venuto fuori solo nel 1600 quando lo storiografo Antonio Beatillo scrisse il suo “Historia di Bari”
E la Bari dell’epoca, seguendo la tesi di Beatillo e alla ricerca di figure rappresentative della città, trovò un pretesto per dare addirittura un a Barione e Iapige, che vennero raffigurati sulla sommità della porta nuova realizzata nel 1612 in piazza del Ferrarese (effigi che vennero poi spostati su un altro edificio dopo la demolizione della porta)
Le figure erano accompagnate dalla scritta Urbem quam Barion auxit, fundavit Iapix (Città fondata da Iapige che Barione ampliò) e rappresentavano un uomo barbuto e un altro con l’elmo
Da qui nacquero una serie di equivoci, i cui strascichi sono giunti sino ai giorni nostri. Ad esempio molti libri moderni di storia attribuiscono a Iapige e Barione i clipei posti sui portali delle residenze nobiliari cinquecentesche della città vecchia, come Palazzo Zizzi...
...o Palazzo Tanzi
Su questi edifici appaiono infatti due medaglioni che mostrano un giovane viso maschile con corona di alloro...
...e un volto con un elmo e folti capelli. Ma non si tratta certo di Iapige e Barione, anche perché l’ultima figura, tra l’altro, fa più pensare a una donna che a un forzuto condottiero venuto dall’Est
E ai due eroi cittadini non sarebbero nemmeno attribuibili i due profili (di cui uno barbuto) posti su uno stemma dell’antica famiglia Calò situato sotto l’Arco Sant’Onofrio. I volti in questione sono quelli di Apollo e di Zeus, che da sempre è raffigurato in quel modo
Infine c’è il vecchio stemma di Bari, quello raffigurante un cherubino con un arco su una barca circondato dal mare...
...che si trova disegnato su alcune monete del III secolo a.C. custodite nel Museo archeologico di Santa Scolastica...
...e poi su diversi palazzi cittadini di inizio 900
Da anni ormai la figura ha assunto il nome di Barione, generando un ulteriore equivoco sulla storia del capitano venuto dalla Dalmazia. La denominazione fu infatti affibbiata solo durante i Giochi del Mediterraneo del 1997, quando si trasformò l’antico nome della città (Barion), in un termine più simpatico e internazionale che poteva anche essere letto come “Bari-one”
L’amorino rappresenta invece il tipico Eros alato, come anche scritto nel volume “Archeologia di un città” (1988) dagli esperti Andreassi e Radina. Nulla a che vedere quindi con Iapige e Barione: “falsi miti” che a Bari, probabilmente, non hanno mai messo piede