Notizie
Tutte le gallerie
Fotogallery

La nascosta Lama Fitta

Bari 30 foto 8 September 2018

Una lama “nascosta”, che a differenza degli altri 8 ex fiumi della città, è stata soppiantata per la maggior parte del suo corso da edifici, strade e coltivazioni. Del tratto barese di Lama Fitta, antico corso d’acqua che partendo da Adelfia andava a sfociare nei pressi di Pane e Pomodoro, non è infatti rimasto molto. Eppure, anche se questo sito non si caratterizza certo per natura selvaggia e alte pareti rocciose, vale la pena visitarlo, visto che al suo interno è possibile rinvenire straordinari ipogei e nobili seppur decadenti masserie (foto di Antonio Caradonna)  

30 fotografie
Per scovare ancora qualche segno della lama, decidiamo di far partire il nostro viaggio da via Martinez, antica e breve strada che si sviluppa alle spalle del Circolo tennis, tra Carbonara e Carrassi. Da corso Alcide de Gasperi giriamo così su strada Terzo Scambio che ci porta sulla via predetta
Per scovare ancora qualche segno della lama, decidiamo di far partire il nostro viaggio da via Martinez, antica e breve strada che si sviluppa alle spalle del Circolo tennis, tra Carbonara e Carrassi. Da corso Alcide de Gasperi giriamo così su strada Terzo Scambio che ci porta sulla via predetta
Dobbiamo però camminare per circa 500 metri tra un schiera di villette per incontrare finalmente sulla sinistra il verde della Fitta
Dobbiamo però camminare per circa 500 metri tra un schiera di villette per incontrare finalmente sulla sinistra il verde della Fitta
Ad accoglierci ulivi, alberi di fico, muretti a secco e una retina di metallo, che delimita l’argine del “canyon”, alto comunque solo un paio di metri
Ad accoglierci ulivi, alberi di fico, muretti a secco e una retina di metallo, che delimita l’argine del “canyon”, alto comunque solo un paio di metri
All’altezza di una decadente costruzione troviamo un passaggio...
All’altezza di una decadente costruzione troviamo un passaggio...
...che ci permette di scendere nell’alveo dell’antico fiume. Il nostro viaggio comincia da qui
...che ci permette di scendere nell’alveo dell’antico fiume. Il nostro viaggio comincia da qui
Ci dirigiamo così verso un vigneto, di fronte al quale si trova il più grande dei tre ingressi dell’ipogeo Martinez, uno dei più significativi presenti in città e l’unico a presentare al suo interno una chiesa “orientale
Ci dirigiamo così verso un vigneto, di fronte al quale si trova il più grande dei tre ingressi dell’ipogeo Martinez, uno dei più significativi presenti in città e l’unico a presentare al suo interno una chiesa “orientale
Il sito risale all’VIII-IX secolo e ospitava un cenobio: una comunità di monaci dediti alla vita comune
Il sito risale all’VIII-IX secolo e ospitava un cenobio: una comunità di monaci dediti alla vita comune
Entriamo nella cavità, notando come sia sostenuta da impalcature in ferro, atte a sostenere il soffitto a rischio crollo
Entriamo nella cavità, notando come sia sostenuta da impalcature in ferro, atte a sostenere il soffitto a rischio crollo
Sulla sinistra troviamo sei giacigli a forma di arco scavati nella roccia. Sono ancora ben visibili gli scalini che permettevano ai religiosi di salire sui propri “letti” e delle parti di pietra più alte utilizzate come cuscino
Sulla sinistra troviamo sei giacigli a forma di arco scavati nella roccia. Sono ancora ben visibili gli scalini che permettevano ai religiosi di salire sui propri “letti” e delle parti di pietra più alte utilizzate come cuscino
Le pareti sono ricche di incisioni di croci, tra cui alcune latine...
Le pareti sono ricche di incisioni di croci, tra cui alcune latine...
...e altre greche, con i bracci uguali
...e altre greche, con i bracci uguali
Accanto al cenobio si trovava la chiesa, il cui ingresso è ormai crollato: grossi massi ricoprono infatti tutto l’ambiente rendendolo inesplorabile
Accanto al cenobio si trovava la chiesa, il cui ingresso è ormai crollato: grossi massi ricoprono infatti tutto l’ambiente rendendolo inesplorabile
Non ci resta così che lasciare l’ipogeo per risalire su via Martinez, che ci conduce a un incrocio da cui parte un’altra “arteria” di nostro interesse: strada La Grava. La via, in forte pendenza, si sviluppa parallelamente alla precedente, scendendo nell’alveo della lama e andando poi a “sfociare” su via Fanelli
Non ci resta così che lasciare l’ipogeo per risalire su via Martinez, che ci conduce a un incrocio da cui parte un’altra “arteria” di nostro interesse: strada La Grava. La via, in forte pendenza, si sviluppa parallelamente alla precedente, scendendo nell’alveo della lama e andando poi a “sfociare” su via Fanelli
Dopo pochi metri incontriamo sulla destra una prima masseria: la Stevanato, imponente e bianca struttura ristrutturata. Nel 2004 scavi archeologici effettuati alle spalle dell’edificio hanno evidenziato la presenza di un pozzetto rituale riferibile all’età neolitica
Dopo pochi metri incontriamo sulla destra una prima masseria: la Stevanato, imponente e bianca struttura ristrutturata. Nel 2004 scavi archeologici effettuati alle spalle dell’edificio hanno evidenziato la presenza di un pozzetto rituale riferibile all’età neolitica
Un po’ più avanti sulla sinistra si trova invece un secondo ipogeo, denominato La Grava. Saliamo sul muretto a secco che delimita la carreggiata e scoviamo all’ombra di un grande fico d’india l’accesso alla struttura sotterranea. Ma la vegetazione troppo fitta rende impossibile visitarlo
Un po’ più avanti sulla sinistra si trova invece un secondo ipogeo, denominato La Grava. Saliamo sul muretto a secco che delimita la carreggiata e scoviamo all’ombra di un grande fico d’india l’accesso alla struttura sotterranea. Ma la vegetazione troppo fitta rende impossibile visitarlo
Ritorniamo quindi sulla via maestra sulla quale 300 metri più avanti sulla destra si affaccia l’ottocentesca Villa Lopez, oggi completamente abbandonata e ricoperta di rampicanti. Due colonne, circondate completamente dall’immondizia, delimitano l’entrata
Ritorniamo quindi sulla via maestra sulla quale 300 metri più avanti sulla destra si affaccia l’ottocentesca Villa Lopez, oggi completamente abbandonata e ricoperta di rampicanti. Due colonne, circondate completamente dall’immondizia, delimitano l’entrata
La superiamo e raggiungiamo l’ingresso della villa: una porta ribassata che conduce a locali semi ipogeici
La superiamo e raggiungiamo l’ingresso della villa: una porta ribassata che conduce a locali semi ipogeici
Le prime stanze che osserviamo sono semplici, privi di qualunque decorazione
Le prime stanze che osserviamo sono semplici, privi di qualunque decorazione
Una scalinata in pietra ci porta poi al piano superiore...
Una scalinata in pietra ci porta poi al piano superiore...
...lì dove regna il caos: la pavimentazione è ricoperta da tegole di legno e da mattoni e le finestre sono murate. Sulle pareti scritte di ogni tipo
...lì dove regna il caos: la pavimentazione è ricoperta da tegole di legno e da mattoni e le finestre sono murate. Sulle pareti scritte di ogni tipo
Attraverso una scala in legno messa lì da qualcuno riusciamo a raggiungere il terrazzo di questa antica ma fatiscente struttura. E da su possiamo osservare l’intero percorso della lama che stiamo esplorando
Attraverso una scala in legno messa lì da qualcuno riusciamo a raggiungere il terrazzo di questa antica ma fatiscente struttura. E da su possiamo osservare l’intero percorso della lama che stiamo esplorando
Una volta scesi ci imbattiamo nel casino della masseria: un elegante edificio con il tetto rosso a falde spioventi che ha avuto sicuramente più fortuna del fabbricato principale. “La Villa” infatti è stata recuperata 
e adibita a locale serale e ospita da tempo la discoteca “Mulata”
Una volta scesi ci imbattiamo nel casino della masseria: un elegante edificio con il tetto rosso a falde spioventi che ha avuto sicuramente più fortuna del fabbricato principale. “La Villa” infatti è stata recuperata e adibita a locale serale e ospita da tempo la discoteca “Mulata”
Sul muro esterno è ancora visibile un’edicola votiva che racchiude l’immagine della Madonna posta in una nicchia di vetro
Sul muro esterno è ancora visibile un’edicola votiva che racchiude l’immagine della Madonna posta in una nicchia di vetro
Siamo ormai arrivati in via Fanelli, su cui sbuchiamo avendo sulla sinistra il cavalcavia della tangenziale. Qui la lama di fatto scompare...
Siamo ormai arrivati in via Fanelli, su cui sbuchiamo avendo sulla sinistra il cavalcavia della tangenziale. Qui la lama di fatto scompare...
...per ritrovarla dobbiamo percorrere 750 metri verso il centro cittadino per andare a incontrare la cosiddetta “zona delle casermette”. Giriamo così a sinistra su via Alberotanza...
...per ritrovarla dobbiamo percorrere 750 metri verso il centro cittadino per andare a incontrare la cosiddetta “zona delle casermette”. Giriamo così a sinistra su via Alberotanza...
...strada che dopo aver curvato permette di ritrovare sprazzi della lama perduta...
...strada che dopo aver curvato permette di ritrovare sprazzi della lama perduta...
...qualche ettaro di vegetazione che cresce indisturbata
...qualche ettaro di vegetazione che cresce indisturbata
Accanto alle mura dell’inutilizzata Caserma Milano troviamo un vecchio cancello spalancato che ci conduce su un sentiero che scende lungo il corso dell’ex fiume
Accanto alle mura dell’inutilizzata Caserma Milano troviamo un vecchio cancello spalancato che ci conduce su un sentiero che scende lungo il corso dell’ex fiume
Qui tra alberi di fico, carrubi e sterpaglia, giace un pezzo di terra nascosto, lì dove sono però presenti vecchi boccioni, vasi, tegole di legno, mattoni rossastri, tubi, frigoriferi
Qui tra alberi di fico, carrubi e sterpaglia, giace un pezzo di terra nascosto, lì dove sono però presenti vecchi boccioni, vasi, tegole di legno, mattoni rossastri, tubi, frigoriferi
Nascoste dalla vegetazione ci sono persino delle baracche, che assurgono a simbolo di una fertile zona di Bari che, tra abbandono e rifiuti, è stata trasformata in una discarica a cielo aperto
Nascoste dalla vegetazione ci sono persino delle baracche, che assurgono a simbolo di una fertile zona di Bari che, tra abbandono e rifiuti, è stata trasformata in una discarica a cielo aperto