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La lussureggiante e selvaggia Lama Giotta
È uno dei 9 antichi “fiumi” che attraversano il territorio barese, ma dagli altri si distingue per essere ancora “illibato”, quasi non toccato dalla mano dell’uomo, tanto da apparire oggi come una lunga striscia verde lussureggiante, invasa da piante e alberi. Stiamo parlando di Lama Giotta, letto di un ex corso d’acqua che partendo da Turi attraversa Rutigliano e Noicattaro per poi andare a “sfociare” a Torre a Mare, lì dove purtroppo nell’ultimo tratto viene però inghiottito dall’asfalto. Abbiamo seguito il corso “barese” della lama, che parte dalla frazione Parco Scizzo-Parchitello costeggiando la provinciale 57 (foto di Antonio Caradonna)
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Lama Giotta è uno dei 9 antichi “fiumi” che attraversa il territorio barese, ma dagli altri si distingue per essere ancora “illibato”, quasi non toccato dalla mano dell’uomo, tanto da apparire oggi come una lunga striscia verde lussureggiante, invasa da piante e alberi
Abbiamo seguito il corso “barese” della lama, che parte dalla frazione Parco Scizzo-Parchitello...
...costeggiando la provinciale 57
Il nostro viaggio parte da una perpendicolare della 57: via Madonna di Lourdes, una sorta di ponte che sovrasta la lama
Qui, nel punto in cui l’antico fiume raggiunge la sua massima ampiezza pari a 200 metri, è possibile affacciandosi dalla recinzione ammirare il “fiume” dall’alto
Il panorama è selvaggio, nonostante le poche eleganti ville abbarbicate sulle pareti dalla lama e a dominare sono i lecci, le roverelle, i fragni, le sughere e le piante di edera che avvolgono il “canyon”
Notiamo delle scalette che scendono lungo uno degli argini e persino una passerella che percorre un tratto del “fiume”, ma entrambi sono irraggiungibili per via degli arbusti che bloccano qualsiasi accesso
Ritorniamo così sulla provinciale e giungiamo ai piedi del cavalcavia su cui passa la 16
In questo punto è possibile scendere sul letto della lama: scavalchiamo quindi il guardrail e raggiungiamo il fondo del fiume...
...qui dove la vegetazione crea un particolare gioco di colori e di forme con gli imponenti pilastri della statale
Risaliamo e proseguiamo il nostro cammino: dopo una stretta curva...
...ci ritroviamo su via Bari, la strada che attraversa tutta Torre a Mare. La via verso sud cambia nome in Morelli e Silvati e diventa un ponticello che sovrasta la lama. Qui il verde dello sclerofille invade entrambi i lati la carreggiata
Facciamo ora una deviazione a destra, per imboccare via Antonio Fenicia: una strada senza uscita che porta a un complesso residenziale
Dopo aver ammirato dall’alto il “fiume” che passa sotto la statale...
...proviamo a scendere nella lama per andare a scoprire la “grotta della Tartaruga”, un sito che nasconde al suo interno un circuito architettonico scavato dall’uomo in epoca neolitica. L’ingresso della grotta risulta però ostruito da grossi massi: non riusciamo così a visitarne l’interno
E’ arrivato ora il momento di entrare nel centro abitato di Torre a Mare, lì dove la lama dovrebbe proseguire per andare a concludere il suo corso nell’Adriatico. Da via Vittorio Positano arriviamo così in via Lama di Giotta, dove purtroppo abbiamo una brutta sorpresa, perché qui il percorso verde dopo aver fiancheggiato palazzi e chiese...
...si interrompe bruscamente, lasciando il posto all’asfalto
Ci troviamo davanti a un’insulsa opera di costruzione dagli evidenti rischi idrogeologici. Non è un caso che il 27 luglio 2014 un nubifragio abbia causato notevoli danni in questo punto: la lama avrebbe dovuto convogliare l’acqua piovana in mare, ma ha trovato ad ostacolare il suo cammino auto e cassonetti dell’immondizia
L’ultimo tratto del torrente, lungo trecento metri, di fatto non esiste più. La strada che ne ha ricoperto il corso, dopo aver fiancheggiato il centro di Torre a Mare e uno spiazzo che funge da parcheggio...
...raggiunge dei blocchi di cemento situati di fronte al mare. E qui, dove si sarebbe dovuta trovare la foce naturale di questa rigogliosissima e verde lama, a regnare è solo il grigio