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La Grotta della Tartaruga di Torre a Mare
Si trova praticamente sotto la statale 16 ed è stata scoperta quarant’anni fa proprio durante i lavori per l’allargamento della strada, rivelando così il suo circuito architettonico sotterraneo scavato dall’uomo in età Neolitica e del Bronzo medio. Parliamo della “Grotta della Tartaruga”, un sito presente all’interno di Lama Giotta, lungo “fiume verde” che attraversa il territorio del quartiere Torre a Mare di Bari (foto di Antonio Caradonna)
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Si trova praticamente sotto la statale 16 ed è stata scoperta quarant’anni fa proprio durante i lavori per l’allargamento della strada, rivelando così il suo circuito architettonico sotterraneo scavato dall’uomo in età Neolitica e del Bronzo medio
Parliamo della “Grotta della Tartaruga”, un sito presente all’interno di Lama Giotta, lungo “fiume verde” che attraversa il territorio del quartiere Torre a Mare di Bari
Il sito venne scoperto nel 1982 dall’Anas durante la demolizione del costone roccioso della lama, necessaria per i lavori di raddoppio della careggiata della 16
Fu il professore di Paletnologia, Donato Coppola, a notare per primo l’antro, iniziando gli studi e le ricerche che permisero il ritrovamento di vasellame, scheletri e denti di squalo. Reperti attualmente esposti nel Museo di Santa Scolastica
Per raggiungere il luogo percorriamo la 16 in direzione sud e imbocchiamo l’uscita...
...che ci porta sulla viabilità di servizio all’altezza del cimitero di Torre a Mare. Da qui proseguiamo su una strada sterrata...
...che costeggia l’arteria principale...
...e che conduce, dopo circa 300 metri, all’inizio di un viale alberato che corre parallelo a Lama Giotta
Lama in cui scendiamo facendoci largo tra alberi e piante di ogni genere...
...,tra cui lecci, roverelle, fragni, sughere ed edera...
...per arrivare al di sotto della statale 16, sorretta da grossi piloni di cemento decorati da murales
Proprio a ridosso di uno di questi pilastri si trova l’ingresso della caverna
Non ci resta quindi che entrare, ritrovandoci subito davanti ai resti marci di un materasso circondato da immondizia di ogni genere
Ci facciamo strada per qualche metro grazie alla luce dei nostri faretti, fino a portarci all’interno del vano principale della cavità, scavato migliaia di anni fa con picconi in punta di selce
Ed eccoci all’interno di uno spettacolare spazio di circa 15 metri per 10...
...ricolmo in parte di materiale di riempimento
La volta in pietra, dalle varie sfumature che vanno dal colore blu al sabbia...
...è costellata da resti di conchiglie...
...ed esoscheletri di ricci di mare, depositati milioni di anni fa nella calcarenite
Dal soffitto pendono anche i resti dei fili a piombo, strumenti utilizzati negli anni 80 durante le prime indagini effettuate nell’antro
Notiamo anche alcuni segni bianchi e rossi...
...assieme a scritte risalenti sempre al periodo delle ricerche
Una passerella di metallo...
...che sovrasta piccoli pozzetti colmi di rifiuti...
...ci permette di raggiungere i successivi cinque piccoli ambienti laterali...
...cavità buie e impervie...
...dove migliaia di anni fa venivano accesi fuochi per i rituali di sepoltura
In passato l’ipogeo doveva essere unito ad altri sotterranei presenti nella lama, costituendo un unico complesso. Quasi tutti i collegamenti sono però oggi bloccati da materiale di risulta e cumuli di pietre ne impediscono l’esplorazione