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L'oasi naturalistica di Torre Calderina
Ci sono posti che regalano ancora paesaggi selvaggi in cui la natura tenta faticosamente di riprendersi i suoi spazi. È il caso dell'oasi di Torre Calderina, lì dove resiste un lembo di costa capace di regalare avvistamenti di piante e animali ormai divenuti estremamente rari. L’area, protetta da vincoli paesaggistici, si trova a metà strada tra Molfetta e Bisceglie
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Pe raggiungere l'oasi da Bari è necessario percorrere la statale 16 fino ad arrivare nei pressi del lido Nettuno, per poi imboccare una stradina sterrata sulla destra. Il viottolo, che costeggia il muro di cinta di un ex cementificio, ci porta dopo cinquecento metri sulla costa
Sulla nostra destra sfila la silhouette della Torre Calderina che dà il nome alla zona
Si tratta di una delle 6 torri di avvistamento presenti nel barese, costruite nel 500 dagli spagnoli per contrastare gli attacchi degli invasori provenienti dal mare
Non ci resta ora che cominciare a perlustrare gli scogli bianchi e levigati che sono sotto i nostri piedi
Tra le fessure spuntano numerose piantine, tra cui una molto speciale che mostra ancora i segni di una recente fioritura: è il limonio del Caspio
Il naturalista Enrico Ricchitelli ci racconta che proprio davanti a questo tratto di costa l’estate scorsa ha scoperto due gruppi di cavallucci marini, di cui ci mostra le foto
Ci spostiamo ora leggermente verso nord, per avventurarci in un altro sito di interesse naturalistico: il “Pantano”
Il luogo è un piccolo angolo fuori dal tempo: un quieto specchio di mare in cui dondolano placidamente colorati gozzi in legno
Lasciamo ora la costa per dirigerci verso l’interno, un’area coltivata che rappresenta l'ultimo tratto di ecosistema agrario costiero a nord di Bari prima delle Saline di Margherita di Savoia
Qui si trova un pozzo in cui Enrico ha scovato dei “gamberi salentini”, chiamati così perché notati per la prima volta nella grotta della Zinzulusa, nel leccese
E mentre ammiriamo un carrubo dell’età di duecento anni...
...Enrico ci mostra il rudere di un caseggiato rurale, lì dove vive il raro serpente "colubro leopardino"
Infine l’ultima meraviglia del posto: le orchidee selvatiche. Il naturalista ha censito 14 specie, tra cui “L’orchidea di Robert”, di cui è presente un unico esemplare