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L'ex fabbrica Scac di Santo Spirito
Un gigante abbandonato inserito in un'area di 60mila metri quadri alle porte del centro abitato, il cui silenzio irreale è interrotto solo dai treni che sfrecciano sulla vicina ferrovia. È il malinconico scenario offerto dall'ex stabilimento Scac di Santo Spirito, il rione più a nord di Bari: si tratta di tre grossi capannoni spogli e invasi dai rifiuti, dove l'unica presenza umana rimasta è quella furtiva di writers e skaters che qui hanno anche allestito una piccola pista (foto di Antonio Caradonna)
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Arrivare all'ex stabilimento Scac è semplice. Partendo dal porto di Santo Spirito bisogna imboccare corso Umberto I e proseguire per circa 600 metri. Si supera un trafficato passaggio a livello e dopo un'altra cinquantina di metri, sul lato sinistro, appare la sagoma della vecchia industria preceduta da un vasto parcheggio deserto
Davanti a noi si presenta il massiccio muro di cinta del complesso, sovrastato dall'insegna recante il nome della società e interrotto da un cancello verde sigillato con catene arruginite
Per cercare un'entrata libera siamo dunque costretti a percorrere il perimetro della struttura, letteralmente invaso dall'immondizia: dobbiamo stare attenti nel compiere uno slalom tra vetri rotti, giocattoli in disuso, bustoni neri e persino sanitari lasciati lì senza troppi complimenti
Il primo capannone in cui ci imbattiamo sembra quasi un tunnel per quanto sia lungo: praticamente un centinaio di metri in cui si procede sotto un imponente scheletro d'acciaio privo dell'originaria copertura in vetro
I lati dell'edificio sono caratterizzati da un'incalzante vegetazione spontanea e pareti marchiate da colorati graffiti
Approdiamo così sotto un'alta torre bianca e rossa visibile all'esterno da grande distanza: probabilmente il serbatorio posto sotto di essa serviva a mescolare acqua e cemento, prima che il composto così ottenuto venisse caricato su appositi camion
Lasciamo il primo capannone e ci dirigiamo verso il secondo, non prima di aver attraversato un largo spiazzo invaso dalle macerie
Il secondo stabile è orientato in direzione dell'ingresso principale
Anch'esso ha una lunghezza spropositata
La copertura però stavolta ha retto meglio all'incuria...
...e l'interno sembra essere tuttora frequentato: sui muri spiccano graffiti dai colori ancora vivaci, segno che sono stati disegnati da poco...
...mentre alcuni ragazzi hanno predisposto un rudimentale skate park utilizzando tavole di legno e plastica
All'esterno, tra il pattume imperante, alziamo lo sguardo e scorgiamo in lontananza i palazzi più periferici di Santo Spirito, laddove "c'è vita"
Ci spostiamo infine nel terzo capannone, situato nell'ala sinistra dello stabilimento, a un tiro di schioppo dai binari
Anche qui i writers si sono sbizzarriti colorando i muri in modo creativo...
...mentre manca gran parte del tetto
Scarpiniamo sulle sterpaglie del pavimento e osserviamo sui muri alcuni avvisi scritti su targhe arruginite. C'è anche quello che sembra essere uno slogan per i lavoratori: recita "Ogni cosa al suo posto, un posto per ogni cosa"
Proprio mentre stiamo terminando il nostro viaggio la quiete viene rotta da un treno che transita ad alta velocità