Tutte le gallerie
Fotogallery
L'ex campo rom su via Oberdan
E’ di tre giorni fa la notizia dello sgombero da parte della polizia municipale di un campo rom abusivo in via Oberdan, messo su in quelle che in passato erano state le stalle del boss Savinuccio Parisi, che lì ospitava i suoi cavalli. Ieri siamo andati a dare un’occhiata al “sito” prima che venisse chiuso e murato.
12 fotografie
Siamo a pochi metri a sud del passaggio a livello della sud-est, di fronte a un autolavaggio. A ridosso dei binari della ferrovia si trova l’ex campo rom. Entriamo e ci ritroviamo in un cortile in totale disfacimento
Al centro spicca lo scheletro di un’auto bruciata al cui fianco si trova un cane randagio. Alle spalle gli alti e colorati palazzi del quartiere Madonnella
Il cane ci fissa con aria interrogativa
Su entrambi i lati ci sono i piccoli e bassi box in pietra: le “stanze” abitate dai rom. I locali diroccati, pervasi da un odore sgradevole, sono tutti privi di tetto e di porta, con i solai a vista e le finestre dotate di inferriate
Proviamo a dare un’occhiata all’interno delle stanze. Nella prima si trovano ammassati una serie di mobili distrutti, un comodino smembrato, stracci e vestiti
Mentre quella accanto doveva essere utilizzata come bagno della “casa”: sono presenti infatti uno specchio e un lavandino
Proseguendo notiamo un passeggino per la spesa e un grande bidone verde dell’Amiu, che però non deve essere servito a molto, visto che i rifiuti sono sparsi un po’ ovunque
Sulla destra ci sono due locali ancora più colmi
Il primo, dotata di porta in vetro, raccoglie una piramide di oggetti di ogni genere: una sedia in vimini, scatole di cartone, cestini, jeans, buste, tutto concentrato e sorretto da un divano rosso, unica punta di colore
Il secondo è invece quello più equipaggiato: coperto da un soffitto costruito con tegole di legno tenute ferme da alcune gomme d’auto, ospita un frigorifero aperto e una credenza ormai vuota. Doveva essere la cucina
Una tenda rossa e una leopardata servivano probabilmente non solo ad “abbellire” ma anche a riparare, per quanto possibile, dal freddo
Un luogo che sembra Beirut dopo i bombardamenti