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L'antico palazzo di via Abbrescia n.25

Bari 23 foto 27 May 2026

Nella centralissima via Abbrescia del quartiere Madonnella di Bari, tra antiche botteghe, locali alla moda e negozi asiatici svetta un singolare palazzo di fine 800/inizio 900 dalla vita a dir poco unica. Si tratta infatti dell’unico edificio del capoluogo pugliese che presenta sul portone un “Occhio di Gadu”, simbolo legato alla Massoneria e all’esoterismo. Ma non solo: l’immobile può vantare di aver ospitato, oltre ad attività commerciali e associazioni, anche pioneristici locali dove i giovani baresi andavano a suonare e ad ascoltare musica punk e rock. Un palazzo quindi che ha fatto la storia di Bari, ma che dal 2010 giace abbandonato e nel totale degrado, frequentato soltanto da piccioni e da gatti che scorrazzano al suo interno (foto di Rafael La Perna)

23 fotografie
L’edificio si trova al civico 25 di via Abbrescia, dove svetta tra due palazzine liberty: una restaurata e l’altra in fase di recupero
L’edificio si trova al civico 25 di via Abbrescia, dove svetta tra due palazzine liberty: una restaurata e l’altra in fase di recupero
Notiamo subito lo stato di totale decadenza dello stabile, frutto di decenni di abbandono, con alberi di fico ed erbacce che crescono tra le crepe della facciata...
Notiamo subito lo stato di totale decadenza dello stabile, frutto di decenni di abbandono, con alberi di fico ed erbacce che crescono tra le crepe della facciata...
 e piccioni che entrano ed escono dalle finestre spalancate
e piccioni che entrano ed escono dalle finestre spalancate
A completare il “panorama” c’è anche una lunga fila di cassonetti della spazzatura posta proprio davanti al portone d’ingresso
A completare il “panorama” c’è anche una lunga fila di cassonetti della spazzatura posta proprio davanti al portone d’ingresso
L’immobile si presenta su tre livelli, è di color terra di Siena e ha un prospetto tripartito con il corpo centrale leggermente aggettante
L’immobile si presenta su tre livelli, è di color terra di Siena e ha un prospetto tripartito con il corpo centrale leggermente aggettante
I piani superiori sono contraddistinti da balconi con finestroni...
I piani superiori sono contraddistinti da balconi con finestroni...
...dotati di persiane scure e architravi con decori vegetali
...dotati di persiane scure e architravi con decori vegetali
Alcuni festoni floreali impreziosiscono invece le lesene che scandiscono la facciata e il cornicione che delimita il terrazzo
Alcuni festoni floreali impreziosiscono invece le lesene che scandiscono la facciata e il cornicione che delimita il terrazzo
A rendere però unico il palazzo è un singolare elemento in ferro, ormai arrugginito, che sovrasta la lunetta dell’ingresso. Un triangolo con all’interno il cosiddetto Occhio “di Gadu” o “della Provvidenza”
A rendere però unico il palazzo è un singolare elemento in ferro, ormai arrugginito, che sovrasta la lunetta dell’ingresso. Un triangolo con all’interno il cosiddetto Occhio “di Gadu” o “della Provvidenza”
La rappresentazione, legata anticamente a culti pagani e poi cristiani, veniva posta sulle abitazioni con funzione scaramantica con l’obiettivo di “vegliare” sulla casa, tenendo lontane influenze negative
La rappresentazione, legata anticamente a culti pagani e poi cristiani, veniva posta sulle abitazioni con funzione scaramantica con l’obiettivo di “vegliare” sulla casa, tenendo lontane influenze negative
Dalla fine del XVIII secolo l’emblema fu però adottato dalla Massoneria, diventando un segno di appartenenza a una loggia o anche di presenza di una loggia in un dato edificio
Dalla fine del XVIII secolo l’emblema fu però adottato dalla Massoneria, diventando un segno di appartenenza a una loggia o anche di presenza di una loggia in un dato edificio
Ci avviciniamo ora al cancello d’ingresso, chiuso da un lucchetto coperto da ragnatele: segno che nessuno lo apre da tempo
Ci avviciniamo ora al cancello d’ingresso, chiuso da un lucchetto coperto da ragnatele: segno che nessuno lo apre da tempo
Sulla destra è presente lo scheletro del vecchio citofono
Sulla destra è presente lo scheletro del vecchio citofono
Spiando all’interno notiamo un ampio androne voltato...
Spiando all’interno notiamo un ampio androne voltato...
...e, sul pavimento, alcune ciotole di cibo...
...e, sul pavimento, alcune ciotole di cibo...
...messe lì per i tanti gatti che “occupano” lo stabile
...messe lì per i tanti gatti che “occupano” lo stabile
Un lampioncino in ferro si trova poi accanto alle scala che conduce ai piani superiori
Un lampioncino in ferro si trova poi accanto alle scala che conduce ai piani superiori
Il cortile del palazzo (che oggi si presenta come una “foresta” impenetrabile) per 40 anni ospitò sei box nei quali, dagli anni 70 in poi, giovani appassionati di musica rock trascorrevano pomeriggi e serate
Il cortile del palazzo (che oggi si presenta come una “foresta” impenetrabile) per 40 anni ospitò sei box nei quali, dagli anni 70 in poi, giovani appassionati di musica rock trascorrevano pomeriggi e serate
«Affittavamo gli spazi per ventimila lire come sale prove per poi trasformarli in piccole discoteche aperte il fine settimana - ricorda il 68enne Giovanni Taliento, mostrandoci una sua foto nel giardino negli anni 70 -. Il nostro locale lo chiamavamo “Hang Up”. Andammo via nel 1979, lasciando spazio ad altri ragazzi»
«Affittavamo gli spazi per ventimila lire come sale prove per poi trasformarli in piccole discoteche aperte il fine settimana - ricorda il 68enne Giovanni Taliento, mostrandoci una sua foto nel giardino negli anni 70 -. Il nostro locale lo chiamavamo “Hang Up”. Andammo via nel 1979, lasciando spazio ad altri ragazzi»
A ereditare la location fu il 71enne Mario Carrante (nella foto in basso a sinistra). «Pensammo di dividere il box in due ambienti diversi: uno dedicato alle prove del nostro gruppo i “Sintomo”...
A ereditare la location fu il 71enne Mario Carrante (nella foto in basso a sinistra). «Pensammo di dividere il box in due ambienti diversi: uno dedicato alle prove del nostro gruppo i “Sintomo”...
...e l’altro per i nostri invitati – ci dice Mario mostrandoci alcune immagini della band –. Noi chiamavamo il palazzo “l’Inferno”: ci ospitò fino alla fine degli anni 90, quando lo lasciammo perché era troppo degradato»
...e l’altro per i nostri invitati – ci dice Mario mostrandoci alcune immagini della band –. Noi chiamavamo il palazzo “l’Inferno”: ci ospitò fino alla fine degli anni 90, quando lo lasciammo perché era troppo degradato»
Oggi dell’attività, chiusa definitivamente nel 2015, non resta che una malmessa insegna.
Oggi dell’attività, chiusa definitivamente nel 2015, non resta che una malmessa insegna.
Tutto ebbe però fine nel 2010. Quell’anno l’edificio fu sgomberato: lo stabile fu infatti dichiarato pericolante. La struttura fu quindi coperta da un’impalcatura per permettere dei lavori di restauro, che però si interruppero subito. E da allora il palazzo di via Abbrescia non fa che perdere pezzi
Tutto ebbe però fine nel 2010. Quell’anno l’edificio fu sgomberato: lo stabile fu infatti dichiarato pericolante. La struttura fu quindi coperta da un’impalcatura per permettere dei lavori di restauro, che però si interruppero subito. E da allora il palazzo di via Abbrescia non fa che perdere pezzi