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Il sorprendente canalone di Japigia

Bari 19 foto 1 March 2018

Si snoda tra svariati paesaggi urbani e rurali, accoglie un laghetto sconosciuto ed è un vero e proprio paradiso per gli amanti del birdwatching. Parliamo del quasi sconosciuto canalone a sud di Bari, quello che parte da via Caldarola e tagliando a metà il quartiere Japigia sfocia dopo un chilometro nel mar Adriatico, all'altezza del lungomare Di Cagno Abbrescia.  Si tratta dell’ultimo tratto di Lama Valenzano rinforzato da argini costruiti negli anni 30  per prevenire tristi alluvioni come quelle che avevano martoriato la città nei decenni precedenti . Fu ideato nello stesso periodo del ben più grande e "famoso" canalone del rione San Girolamo (foto di Antonio Caradonna)  

19 fotografie
Per scoprire il canalone partiamo partiamo dalla zona 45 del rione Japigia: qui la lama corre parallela a via Archimede...
Per scoprire il canalone partiamo partiamo dalla zona 45 del rione Japigia: qui la lama corre parallela a via Archimede...
...e grazie a uno scalino di cemento che abbassa il solco di qualche metro, si "getta" letteralmente sotto un ponticello che interseca via Caldarola
...e grazie a uno scalino di cemento che abbassa il solco di qualche metro, si "getta" letteralmente sotto un ponticello che interseca via Caldarola
Il "canyon" antropico comincia così, costeggiato a destra da via Martiri di Marzabotto e a sinistra da via Peucetia. Imbocchiamo quest'ultima arteria, lì dove i palazzi di fatto si affacciano sulla lama
Il "canyon" antropico comincia così, costeggiato a destra da via Martiri di Marzabotto e a sinistra da via Peucetia. Imbocchiamo quest'ultima arteria, lì dove i palazzi di fatto si affacciano sulla lama
Dopo aver scarpinato per circa 250 metri siamo costretti a piegare verso sinistra per raggiungere dopo 10 minuti di cammino via Divisione Acqui. In questo modo ci siamo riportati nuovamente a ridosso della depressione: da questa posizione il pendio appare decisamente più dolce
Dopo aver scarpinato per circa 250 metri siamo costretti a piegare verso sinistra per raggiungere dopo 10 minuti di cammino via Divisione Acqui. In questo modo ci siamo riportati nuovamente a ridosso della depressione: da questa posizione il pendio appare decisamente più dolce
Oltrepassiamo dunque il terrapieno, ritrovandoci in una distesa di arbusti selvatici. Dinanzi a noi si staglia un altro cavalcavia, quello di via Gentile...
Oltrepassiamo dunque il terrapieno, ritrovandoci in una distesa di arbusti selvatici. Dinanzi a noi si staglia un altro cavalcavia, quello di via Gentile...
...e volgendo dietro lo sguardo avvistiamo i palazzi che insistono su via Caldarola e le sue traverse: di colpo siamo passati da un panorama urbano a uno scenario di campagna
...e volgendo dietro lo sguardo avvistiamo i palazzi che insistono su via Caldarola e le sue traverse: di colpo siamo passati da un panorama urbano a uno scenario di campagna
Risaliamo su via Divisione Acqui e finiamo di percorrerla, sbucando sulla trafficata e al contempo “bucolica” via Gentile. Giriamo a destra e dopo una manciata di metri raggiungiamo il viadotto che avevamo osservato poco prima dal basso
Risaliamo su via Divisione Acqui e finiamo di percorrerla, sbucando sulla trafficata e al contempo “bucolica” via Gentile. Giriamo a destra e dopo una manciata di metri raggiungiamo il viadotto che avevamo osservato poco prima dal basso
Ci affacciamo da via Gentile, scrutando in lontananza un terzo ponte: è quello della linea ferroviaria che separa in modo "brutale" Japigia dal vicinissimo mare. Tra noi e la nuova meta però ci sono dei terreni privati che non possiamo attraversare...
Ci affacciamo da via Gentile, scrutando in lontananza un terzo ponte: è quello della linea ferroviaria che separa in modo "brutale" Japigia dal vicinissimo mare. Tra noi e la nuova meta però ci sono dei terreni privati che non possiamo attraversare...
...per avvicinarci alla destinazione ci spostiamo in auto, aggirando i binari tramite il ponte Garibaldi e parcheggiando in via Ballestrero, accanto a Parco Perotti. Da qui una viuzza sterrata ci porta proprio accanto al passaggio sul quale sfrecciano i treni
...per avvicinarci alla destinazione ci spostiamo in auto, aggirando i binari tramite il ponte Garibaldi e parcheggiando in via Ballestrero, accanto a Parco Perotti. Da qui una viuzza sterrata ci porta proprio accanto al passaggio sul quale sfrecciano i treni
Siamo sul lato sinistro della lama e proprio mentre passa un convoglio notiamo come in questo tratto la vegetazione sia decisamente più rigogliosa
Siamo sul lato sinistro della lama e proprio mentre passa un convoglio notiamo come in questo tratto la vegetazione sia decisamente più rigogliosa
Scendiamo una piccola scalinata in pietra e tra i pilastri del sovrappasso, nonostante la presenza di rifiuti ingombranti...
Scendiamo una piccola scalinata in pietra e tra i pilastri del sovrappasso, nonostante la presenza di rifiuti ingombranti...
...scopriamo con grande stupore una fonte di acqua dolce che dà origine a un vero e proprio laghetto
...scopriamo con grande stupore una fonte di acqua dolce che dà origine a un vero e proprio laghetto
Tra i fitti giunchi di palude ammiriamo una garzetta che plana su una pianta. «In quest'area - spiega l'ornitologo Giuseppe Nuovo - è infatti possibile osservare varie specie di uccelli che sfruttano la sorgente per abbeverarsi e riposarsi durante le migrazioni»
Tra i fitti giunchi di palude ammiriamo una garzetta che plana su una pianta. «In quest'area - spiega l'ornitologo Giuseppe Nuovo - è infatti possibile osservare varie specie di uccelli che sfruttano la sorgente per abbeverarsi e riposarsi durante le migrazioni»
Lo specchietto d'acqua si protrae fin sotto l'ultimo ponte del fossato, quello del lungomare Di Cagno Abbrescia, lambendo praticamente la foce
Lo specchietto d'acqua si protrae fin sotto l'ultimo ponte del fossato, quello del lungomare Di Cagno Abbrescia, lambendo praticamente la foce
L'esistenza del "lago" è dovuta proprio all'estrema vicinanza con il mare. «È un fenomeno che ho registrato negli ultimi trent'anni - sottolinea il geologo barese Antonello Fiore -. La falda di acqua dolce è spinta verso l'alto da quella sottostante dell'acqua marina: quest'ultima si sta sollevando gradualmente, innalzando a sua volta sempre più la prima»
L'esistenza del "lago" è dovuta proprio all'estrema vicinanza con il mare. «È un fenomeno che ho registrato negli ultimi trent'anni - sottolinea il geologo barese Antonello Fiore -. La falda di acqua dolce è spinta verso l'alto da quella sottostante dell'acqua marina: quest'ultima si sta sollevando gradualmente, innalzando a sua volta sempre più la prima»
Risaliamo la rampetta e fiancheggiamo il pezzo di canale invaso dal lago. Dopo qualche centinaio di metri approdiamo così sulla zona di sbocco, purtroppo puntellata dall'immondizia
Risaliamo la rampetta e fiancheggiamo il pezzo di canale invaso dal lago. Dopo qualche centinaio di metri approdiamo così sulla zona di sbocco, purtroppo puntellata dall'immondizia
Arriviamo così sul mare, lì dove l’acqua dolce si mescola a quella salata
Arriviamo così sul mare, lì dove l’acqua dolce si mescola a quella salata
Siamo alla foce del canalone, in una zona delimitata da due ampie scogliere
Siamo alla foce del canalone, in una zona delimitata da due ampie scogliere
Saliamo infine sul lungomare, fissando con lo sguardo, attraverso una ringhiera metallica, il canalone appena scandagliato
Saliamo infine sul lungomare, fissando con lo sguardo, attraverso una ringhiera metallica, il canalone appena scandagliato