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Il rione Libertà che dà sul mare

Bari 20 foto 18 March 2017

Possiamo definirla la “Madonnella del nord” ed quella parte del rione Libertà che a partire dagli anni 30 si andò ad espandere verso la costa. Il riferimento a Madonnella non è casuale, perché anche questa parte di Bari presenta un “monumentale” lungomare costruito durante il Fascismo oltre a numerose basse e colorate palazzine che riempiono le sue strette vie.Siamo andati a farci un giro nel “Libertà marittimo”, area racchiusa tra via Bonazzi, via Napoli, via Ravanas e il lungomare corso Vittorio Veneto (foto di Antonio Caradonna e Gennaro Gargiulo)

20 fotografie
Il nostro punto di partenza è la piccola piazza Padre de Pergola, che segna il confine tra la “zona del bar dello studente” e l’area oggetto del nostro viaggio. Da questo punto via Francesco d’Assisi diventa via Napoli e gli eleganti ma anche un po’ grigi e imponenti palazzi lasciano il posto a variopinte basse palazzine, alcune rimesse a nuovo e altre che avrebbero bisogno di serie ristrutturazioni(foto di Antonio Caradonna)
Il nostro punto di partenza è la piccola piazza Padre de Pergola, che segna il confine tra la “zona del bar dello studente” e l’area oggetto del nostro viaggio. Da questo punto via Francesco d’Assisi diventa via Napoli e gli eleganti ma anche un po’ grigi e imponenti palazzi lasciano il posto a variopinte basse palazzine, alcune rimesse a nuovo e altre che avrebbero bisogno di serie ristrutturazioni(foto di Antonio Caradonna)
Mentre passeggiamo su via Napoli scambiamo due chiacchiere con una residente, la 36enne Marilù, che venuta a conoscenza del nostro “tour”, ci invita a visitare il palazzo a due piani in cui abita - nella foto il primo a destra - (foto di Gennaro Gargiulo)
Mentre passeggiamo su via Napoli scambiamo due chiacchiere con una residente, la 36enne Marilù, che venuta a conoscenza del nostro “tour”, ci invita a visitare il palazzo a due piani in cui abita - nella foto il primo a destra - (foto di Gennaro Gargiulo)
Varcato il portone, nell’atrio notiamo due dipinti che ritraggono scene sacre. Scopriremo in seguito trattarsi di due quadretti realizzati da Michele Montrone, pittore ottocentesco. Questo è “Il miracolo dei tre bambinelli con la tinozza” (foto di Gennaro Gargiulo)
Varcato il portone, nell’atrio notiamo due dipinti che ritraggono scene sacre. Scopriremo in seguito trattarsi di due quadretti realizzati da Michele Montrone, pittore ottocentesco. Questo è “Il miracolo dei tre bambinelli con la tinozza” (foto di Gennaro Gargiulo)
L'altro dipinto di Michele Montrone dal titolo “La Madonna del Santo Rosario” (foto di Gennaro Gargiulo)
L'altro dipinto di Michele Montrone dal titolo “La Madonna del Santo Rosario” (foto di Gennaro Gargiulo)
Entriamo in casa di Marilù che ci spiega un po’ la vita del quartiere. «In questa strada ci conosciamo un po’ tutti – ci dice – e non di rado capita che le signore si chiamino dalla finestra per parlare o scambiarsi qualcosa». Affacciandoci riusciamo a carpire il folklore tipico di questa parte di Bari: da una finestra sotto di noi sporgono infatti delle orecchiette appena fatte, messe fuori ad “asciugare” (foto di Gennaro Gargiulo)
Entriamo in casa di Marilù che ci spiega un po’ la vita del quartiere. «In questa strada ci conosciamo un po’ tutti – ci dice – e non di rado capita che le signore si chiamino dalla finestra per parlare o scambiarsi qualcosa». Affacciandoci riusciamo a carpire il folklore tipico di questa parte di Bari: da una finestra sotto di noi sporgono infatti delle orecchiette appena fatte, messe fuori ad “asciugare” (foto di Gennaro Gargiulo)
Proseguiamo per via Bonazzi... (foto di Antonio Caradonna)
Proseguiamo per via Bonazzi... (foto di Antonio Caradonna)
Anche su questa strada sono sempre i variopinti palazzi a dominare... (foto di Gennaro Gargiulo)
Anche su questa strada sono sempre i variopinti palazzi a dominare... (foto di Gennaro Gargiulo)
...con i panni stesi e le piante fuori dai balconi (foto di Gennaro Gargiulo)
...con i panni stesi e le piante fuori dai balconi (foto di Gennaro Gargiulo)
Imbocchiamo sulla sinistra via Murat... (foto di Antonio Caradonna)
Imbocchiamo sulla sinistra via Murat... (foto di Antonio Caradonna)
...e nell’isolato tra via Maffeo e via Pizzoli notiamo sulla parte posteriore di un grande complesso residenziale la scritta a caratteri cubitali “Incis”. E’ l’acronimo di “Istituto nazionale per le case degli impiegati”, un ente pubblico costituito nel 1924 per assegnare case ai dipendenti civili e militari, favorendo quelli con stipendio basso (foto di Gennaro Gargiulo)
...e nell’isolato tra via Maffeo e via Pizzoli notiamo sulla parte posteriore di un grande complesso residenziale la scritta a caratteri cubitali “Incis”. E’ l’acronimo di “Istituto nazionale per le case degli impiegati”, un ente pubblico costituito nel 1924 per assegnare case ai dipendenti civili e militari, favorendo quelli con stipendio basso (foto di Gennaro Gargiulo)
Ci dirigiamo allora sul lungomare per andare ad ammirare la facciata del particolare “condominio”. In realtà i palazzi dell'Incis sono due, realizzati tra il 1930 e il 1934 su progetto dell’ingegnere Domenico Minchilli. Il primo, con sfumature rosa si sviluppa su cinque piani e in due corpi simmetrici collegati da un terzo centrale in cui si apre l’ingresso con un arco ellittico (foto di Gennaro Gargiulo)
Ci dirigiamo allora sul lungomare per andare ad ammirare la facciata del particolare “condominio”. In realtà i palazzi dell'Incis sono due, realizzati tra il 1930 e il 1934 su progetto dell’ingegnere Domenico Minchilli. Il primo, con sfumature rosa si sviluppa su cinque piani e in due corpi simmetrici collegati da un terzo centrale in cui si apre l’ingresso con un arco ellittico (foto di Gennaro Gargiulo)
Il secondo, di colore bianco e di sei piani, è molto più sobrio e severo e il richiamo al Regime è evidente nei fasci littori addossati alla parete su cui si trova il portone principale (foto di Gennaro Gargiulo)
Il secondo, di colore bianco e di sei piani, è molto più sobrio e severo e il richiamo al Regime è evidente nei fasci littori addossati alla parete su cui si trova il portone principale (foto di Gennaro Gargiulo)
Continuiamo la nostra passeggiata sul lungomare di ponente, che come quello di levante fu costruito durante il Fascismo: i lavori iniziarono nel 1927 e furono indetti dal podestà della città di Bari Araldo di Crollalanza (foto di Antonio Caradonna)
Continuiamo la nostra passeggiata sul lungomare di ponente, che come quello di levante fu costruito durante il Fascismo: i lavori iniziarono nel 1927 e furono indetti dal podestà della città di Bari Araldo di Crollalanza (foto di Antonio Caradonna)
Un lungomare che però non è un lungomare, perché come detto questa parte della città in realtà non si affaccia sull’Adriatico ma sul porto, dal quale è diviso da muri e inferriate (foto di Antonio Caradonna)
Un lungomare che però non è un lungomare, perché come detto questa parte della città in realtà non si affaccia sull’Adriatico ma sul porto, dal quale è diviso da muri e inferriate (foto di Antonio Caradonna)
Siamo ora di fronte alla facciato del liceo classico “Orazio Flacco”. Progettato dall’architetto Concezio Petrucci e realizzato tra il 1932 e il 1933, si sviluppa ad “U” ed è caratterizzato da alternate differenze cromatiche date dalla pietra bianca di Bisceglie e il tufo mazzaro (foto di Gennaro Gargiulo)
Siamo ora di fronte alla facciato del liceo classico “Orazio Flacco”. Progettato dall’architetto Concezio Petrucci e realizzato tra il 1932 e il 1933, si sviluppa ad “U” ed è caratterizzato da alternate differenze cromatiche date dalla pietra bianca di Bisceglie e il tufo mazzaro (foto di Gennaro Gargiulo)
Non ci resta ora per completezza che andare a “visitare” gli ultimi edifici monumentali di corso Vittorio Veneto. Il primo è la caserma “Macchi” della Guardia di Finanza: progettata nel 1933 dall’architetto Saverio Dioguardi ha una particolare struttura concava ed è di colore bianco e giallo ocra (foto di Gennaro Gargiulo)
Non ci resta ora per completezza che andare a “visitare” gli ultimi edifici monumentali di corso Vittorio Veneto. Il primo è la caserma “Macchi” della Guardia di Finanza: progettata nel 1933 dall’architetto Saverio Dioguardi ha una particolare struttura concava ed è di colore bianco e giallo ocra (foto di Gennaro Gargiulo)
Accanto si trova la praticamente identica scuola elementare “Renato Moro”: costruita nel secondo dopoguerra si presenta con un colore più sbiadito rispetto alla sua “gemella” (foto di Gennaro Gargiulo)
Accanto si trova la praticamente identica scuola elementare “Renato Moro”: costruita nel secondo dopoguerra si presenta con un colore più sbiadito rispetto alla sua “gemella” (foto di Gennaro Gargiulo)
Superato l’istituto d’arte “Pino Pascali” (del 1953)... (foto di Gennaro Gargiulo)
Superato l’istituto d’arte “Pino Pascali” (del 1953)... (foto di Gennaro Gargiulo)
...eccoci davanti all’ultima tappa del nostro tour: l’imponente caserma della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, conosciuta oggi con il nome di “Pinerolo”. Realizzata tra il 1934 e il 1937 su progetto di Dioguardi, si sviluppa con un corpo rettangolare caratterizzato da un’alta torre adornata con tre grandi e possenti fasci littori (foto di Gennaro Gargiulo)
...eccoci davanti all’ultima tappa del nostro tour: l’imponente caserma della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, conosciuta oggi con il nome di “Pinerolo”. Realizzata tra il 1934 e il 1937 su progetto di Dioguardi, si sviluppa con un corpo rettangolare caratterizzato da un’alta torre adornata con tre grandi e possenti fasci littori (foto di Gennaro Gargiulo)
Il basamento in pietra in corrispondenza del corpo centrale presenta una lunga decorazione ad opera dello scultore romano Omero Taddeini. L’altorilievo raffigura vari militanti fascisti e sotto quella che sembra essere la “Vittoria alata” è stato posto il simbolo della caserma, con il tipico pino verde sullo sfondo rosso (foto di Gennaro Gargiulo)
Il basamento in pietra in corrispondenza del corpo centrale presenta una lunga decorazione ad opera dello scultore romano Omero Taddeini. L’altorilievo raffigura vari militanti fascisti e sotto quella che sembra essere la “Vittoria alata” è stato posto il simbolo della caserma, con il tipico pino verde sullo sfondo rosso (foto di Gennaro Gargiulo)