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Il Pulo di Molfetta
Una voragine verde che nasconde al suo interno millenni di storia pugliese: da testimonianze del periodo Neolitico a un ex convento dei Cappuccini del ‘500, fino ai resti di una nitriera settecentesca creata per la produzione di polvere da sparo. È il Pulo di Molfetta, una dolina carsica di forma ellittica che si trova nelle campagne del paese in provincia di Bari. Parliamo di un sito sia archeologico ma anche naturalistico, formatosi grazie al continuo movimento dell’acqua delle falde acquifere sottostanti. Al suo interno vivono infatti oltre 80 specie di animali selvatici (tra poiane, volpi e rospi smeraldini) e duecento specie di vegetali (foto di Paola Grimaldi)
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Il Pulo di Molfetta, una dolina carsica di forma ellittica che si trova nelle campagne di Molfetta (foto di Antonio Chiarella)
La dolina si raggiunge imboccando dal centro di Molfetta la sp56. Superata la statale 16 si gira a destra per una via rurale situata in contrada Pulo, la quale dopo 350 metri conduce al sito
Dirigendosi verso l’entrata possiamo ammirare dall’alto la rigogliosa vegetazione del Pulo...
...circondato da alte pareti rocciose nelle quali si intravedono le entrate di alcune grotte
Ci dirigiamo quindi verso l'ingresso, delimitato da un cancello verde, superato il quale imbocchiamo un sentiero in discesa che conduce nel letto del sito
Dopo pochi passi la guida ci invita però a guardare in alto. Notiamo una costruzione in pietra: l'ex monastero dei Cappuccini, fondato tra il 1535 e il 1536
Continuando a scendere ci ritroviamo davanti al corpo di guardia dei Borbone: una struttura in pietra attraversata da un arco chiuso da una porta in legno
Superiamo quindi l’antico accesso...
..., non prima di notare sulla destra una ripida scalinata che conduce al predetto monastero
Seguendo il sentiero protetto da una staccionata...
...arriviamo in una zona pianeggiante dove ad accoglierci si trova una costruzione in legno che protegge l’accesso a una cavità
Siamo davanti alla “grotta n.1” o “grotta di San Leonardo”: un ambiente naturale che fu modificato dai monaci con pavimentazione e pareti per renderlo vivibile
All'interno della grotta si trovava anche un ossario. Fu realizzato per dare degna sepoltura a resti che i religiosi trovarono nel sito, probabilmente di contadini locali
Le spoglie sono oggi conservate nel Museo Civico Archeologico del Pulo...
...ospitato all’interno di Casina Cappeluti, in via Mayer
Qui sono anche presenti una serie di utensili appartenuti a uomini del Neolitico che hanno vissuto all’interno del Pulo
Macine...
...vasi...
...oggetti in selce
Torniamo ora indietro e procediamo sempre più giù percorrendo un sentiero fatto di scalini rocciosi e terriccio
Dopo essere passati accanto a un carrubo, uno degli alberi secolari del sito...
...ci ritroviamo davanti a una costruzione fortificata che pare l’entrata di un castello, con tanto di feritoie quadrate situate in alto. Al piano terra si apre un grande varco con arco ribassato, parzialmente crollato nella parte superiore
Qui nel ‘700 si produceva il nitrato di potassio per la polvere da sparo. Siamo infatti di fronte alla Reale nitriera borbonica del Pulo di Molfetta
L’interno si presenta come una struttura a spicchi caratterizzata da una fornace inferiore e da una parte superiore chiusa, attraverso cui entra aria solo attraverso le piccole aperture viste prima
Proseguendo lungo il percorso, raggiungiamo la parete sud, quella che custodisce la “Grotta del Pilastro”, simbolo del Pulo
Prende il nome da un grande pilastro naturale di roccia calcarea rimasto al centro della caverna: risparmiato dall'erosione dell'acqua, funge da sostegno naturale per la volta
La grotta ha un aspetto molto particolare, dato dall’alternanza di parti più spesse a strati più sottili modellati dall'acqua della falda
Raggiunto il fondo della dolina, circondati da piante di acanto...
...ci ritroviamo infine davanti a una strana struttura in pietra...
...formata da numerose colonne che escono dal terreno
La maggior parte della costruzione si trova sotto terra. Questa comunque era l’area delle vasche di accumulo...
...lì dove avveniva la prima raffinazione della salnitre
Circumnavigando le vasche, giungiamo sul lato nord. Qui la parete è in costante erosione, come dimostra la roccia dall'aspetto farinoso
Il grande mensolone che notiamo in alto rappresenta la principale criticità del sito: l'acqua continua a dissolvere la roccia alla base e il peso sovrastante, privato del giusto sostegno, è destinato a venire giù per gravità
In basso a sinistra, coperte dalla vegetazione ci sono la grotta Ferdinando, una delle più grandi del Pulo e più in fondo la grotta Carolina. Sono dedicate a Ferdinando IV di Borbone e Maria Carolina d’Austria, regnanti borbonici
Non ci resta ora che tornare sui nostri passi per raggiungere l’uscita. Risalendo osserviamo però un ultimo particolare ambiente che conserva quattro fornaci
... e concludiamo la visita al sito.