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Il "nuovo" rione Fesca di Bari
Una litoranea chiusa al traffico, spiagge più accessibili e una banchina protetta da un lungo molo che si estende per decine di metri. Sono le novità del quartiere Fesca di Bari che, come l’adiacente San Girolamo, sta cambiando aspetto grazie al nuovo Waterfront che ha trasformato il “vecchio” lungomare IX Maggio (foto di Antonio Caradonna)
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Il nostro tour parte dalla fine del popolare quartiere, lì dove si ergono gli ultimi bassi caseggiati...
...prima che la zona lasci il posto alla foce di Lama Balice, che di fatto interrompe la strada litoranea di Bari dividendo il Fesca in due zone separate
Qui vicino un tempo sorgeva una famosa colonia popolata da ragazzini che la raggiungevano a bordo della mitica “Ciclatera”
Oggi di fronte a noi si trova il lido Massimo, a sinistra il nuovo molo e a destra l’inizio della passerella pedonale e della pista ciclabile verde che affiancano il litorale
Perché fino al 2019 ad affollare la strada costiera non c’erano corridori e mezzi su due ruote, ma esclusivamente automobili. Ora invece l’accesso alle macchine è consentito solo ai residenti che si avvalgono di un piccolo vialetto di sanpietrini con un unico senso di marcia
Di certo però ora è possibile godersi maggiormente il mare, anche grazie a un paio di spiagge rese più fruibili e larghe
Arenili dai quali si può ammirare lo skyline del quartiere, fatto di bassissime case separate tra loro da strette stradine
In una di queste, via Paisiello...
...si erge la piccola cappella di Sant’Antonio, sorta qui nel lontano 1931
Purtroppo sulla riva abbondano cartacce, bottiglie di plastica e rifiuti di ogni genere. «L’opera ha indubbiamente dato slancio alla nostra realtà – evidenzia il 37enne Luigi - ma servirebbe un maggiore controllo delle forze dell’ordine per via di numerosi casi di vandalismo»
Anche la 52enne Domenica Giuliani, proprietaria del vicino Little Bar (nato nel 1987) è critica nei confronti del Waterfront. «Lo stravolgimento della viabilità ha causato tanti problemi - evidenzia - chi viene da fuori si perde per la scarsa segnaletica stradale»
Proseguiamo il nostro viaggio per andare a visitare il predetto Lido Massimo, presente qui dal 1946 prima con il nome di Lido Fesca e poi fino al 1973 come Lido San Cataldo
A solcare la spiaggia sabbiosa c’è una passerella in legno che conduce alle 90 colorate cabine
Accanto alla struttura balneare si apre poi un “porticciolo” protetto dal lungo molo
È caratterizzato da una banchina dove trovano spazio alcune lanze: i gozzi utilizzati per la pesca di polpi e ciambotto
A ridosso dell’ansa si erge anche un grosso rimessaggio per le barche, aperto dal 2002
Facciamo la conoscenza del titolare, il 38enne Gianni Frisari, che al contrario degli altri residenti è entusiasta del Waterfront. «Questo lungo braccio ha permesso alle imbarcazioni di rientrare in maniera più sicura e protetta», afferma
Gianni ci mostra la piccola e verde stazione di rifornimento carburante posta sulla baia. «L’abbiamo realizzata noi nel 2002 - ci spiega –. È dotata pure di fari ad alta illuminazione per la notte»
Non ci resta ora che salire sul molo...
...che abbraccia idealmente il quartiere
Arriviamo sino alla punta estrema, dove veniamo accolti dal mare aperto. Volgendo lo sguardo verso est si profila lo skyline di San Cataldo, con la Fiera del Levante e l’alto Faro
Mentre girandoci verso sud possiamo avere una visuale del rione, con le basse abitazioni in primo piano e dietro gli alti palazzi dei condomini più moderni sorti intorno agli anni 90
Un panorama che rivela la vera anima di questo “disordinato” e popolare quartiere, da sempre un po’ isolato dal resto di Bari, ma affacciato sull’intenso blu del mare Adriatico