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Il complesso di Sant'Eustachio
Lo abbiamo documentato più volte: Bari e i suoi dintorni pullulano di affascinanti quanto vilipese costruzioni rurali. Un triste scenario del quale fa parte anche una struttura imponente, dotata di una torre alta 20 metri e immersa in un mare di ulivi: parliamo del complesso di Sant'Eustachio, posizionato nell'agro di Giovinazzo, quasi al confine con il territorio comunale di Bitonto (foto di Antonio Caradonna)
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Una struttura dotata di una torre alta 20 metri e immersa in un mare di ulivi: è il complesso di Sant'Eustachio, posizionato nell'agro di Giovinazzo, una delle tante antiche e affascinanti costruzioni rurali di Bari e dintorni in malora
Per raggiungerla dalla statale 16 bis imbocchiamo l'uscita "Giovinazzo sud" e percorriamo la complanare lato monte. Svoltiamo quindi subito a destra in strada comunale Sant'Eustachio, tracciato parzialmente asfaltato che scavalca l'autostrada e in tre chilometri ci porta quasi a destinazione
Superiamo un cartello che segnala la presenza del nostro "obiettivo" e giriamo a destra in una stradina vicinale sterrata, giungendo finalmente dinanzi alla meta
Davanti a noi si staglia una parete della cinta muraria quadrangolare che delimita il casale, preceduta da un ulivo e rigogliose piante grasse
Muoviamo i primi passi verso l'ingresso principale. L'entrata è costituita da un arco policentrico, sormontato da una nicchia che un tempo probabilmente ospitava lo stemma di un ordine monastico...
di fatti sulla colonna sinistra è incisa una croce, segno che qui erano attivi alcuni frati del posto
Varchiamo l'accesso, incontrando sulla destra il primo stabile del sito, sviluppato su due livelli. Il piano terra è un fresco stanzone lungo una decina di metri, probabilmente creato come deposito, dove ignoti hanno gettato buste di plastica e una tanica di ferro
Una scala esterna, in parte ricoperta dalla vegetazione, permette di salire dal lato sinistro al primo piano
Ci ritroviamo in due ambienti coperti da volte a vela...
...e ben illuminati grazie al sapiente orientamento delle finestre
Non vi è traccia di arredamento, mentre una bottiglia di birra vuota e inguardabili scritte testimoniano l'inciviltà di alcuni visitatori
Una rampa interna conduce al tetto...
...dal quale ammiriamo un panorama stupendo: la vista è dominata in tutte le direzioni da sterminate distese di ulivi. Volgendo lo sguardo verso il mare si nota Giovinazzo, "segnalata" dall'inconfondibile cupola della sua cattedrale
Suggestiva è anche l'osservazione del complesso stesso...
e in particolare della torre, solcata da un'evidente crepa verticale
Torniamo sui nostri passi, addentrandoci nel frutteto che quasi "soffoca" la parte centrale del sito
A sinistra riusciamo a individuare l'ingresso della torre, dal quale si accede anche alla chiesetta annessa
Si tratta di un edificio religioso che già all'esterno suscita una certa curiosità, grazie alle due insolite cupolette in pietra che lo ricoprono
L'interno della cappella mostra inevitabilmente i segni dei secoli che passano. Avanziamo facendo attenzione ai cumuli di pietre e intonaci crollati dai muri e dall'unica navata dell'ambiente, accorgendoci che la pavimentazione è stata completamente rubata
Degli affreschi che un tempo impreziosivano le pareti è rimasto ben poco: qualche decorazione floreale...
...disegni di ramoscelli di ulivo...
...e raffigurazioni sacre purtroppo irriconoscibili
Lasciamo la chiesetta e ci prepariamo a visitare la costruzione più alta, quella che un tempo fungeva sia da campanile che da vedetta. Cominciamo a salire, approdando in un piano caratterizzato da un'ampia nicchia e un affaccio sull'esterno
È invece sparita la rampa che consente di giungere sulla sommità: per arrivarci ci si può solo arrampicare su un malmesso asse di legno poggiato su un muro, che preferiamo però non "sfidare"
Abbandoniamo la pericolante torre e proseguiamo dritti verso l'ultimo edificio, quello più "produttivo"
Ci addentriamo al suo interno: siamo in un ampio ambiente, caratterizzato a destra dal vascone quadrato dove veniva spremuta l'uva...
...e a sinistra dallo stanzione che sembra avere le sembianze di una stalla
Termina qui la nostra visita al complesso, sul quale aleggia la leggenda di un tesoro che sarebbe stato nascosto nei dintorni in previsione delle scorribande saracene. Ma di visibile e di prezioso per ora c'è solo questo piccolo angolo di storia abbandonato a sè stesso