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I palazzi del duo Chiaia-Napolitano
Dal Secondo Dopoguerra in poi Bari si trasformò completamente dal punto di vista architettonico. “Abbattimento” divenne la parola d’ordine in quartieri che assistettero alla distruzione di antichi edifici ottocenteschi. Al loro posto vennero innalzati moderni e alti fabbricati spesso di dubbio gusto, creati con il solo fine di ospitare il maggior numero di negozi e appartamenti. Ma fra tanta mediocrità estetica, ci furono due talentuosi progettisti baresi che riuscirono a importare nel capoluogo pugliese un concetto nuovo di architettura, che metteva, nonostante tutto, “l'arte sopra ogni cosa”. Parliamo di Vittorio Chiaia e Massimo Napolitano. Siamo andati a riscoprire i loro capolavori (foto di Antonio Caradonna)
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Partiamo dall'incrocio tra via Calefati e via Quintino Sella. Qui sorge Palazzo Dioguardi, inconfondibile grazie ai vistosi pannelli di cemento che ne rivestono le facciate
Dall'aspetto sobrio, quasi austero, è caratterizzato da scalanature che ne solcano anche i balconi, creando un elegante gioco di chiaroscuro
Ci spostiamo quindi su corso Vittorio Emanuele per ammirare all’incrocio con via Sparano Palazzo Borea, eretto nel 1961
Presente livelli con diversa destinazione d'uso, ciascuno dei quali segnalati da precisi dettagli: al piano terra ci sono vetrine a tutta altezza, negli altri due spicca l'assenza di loggiati per gli uffici e nei restanti sei, quelli residenziali, i loggiati si alternano con finestrature a filo
Nel rione Murat non passa inosservato neanche Palazzo Vitti, situato in via Melo ad angolo con via Calefati: del resto è questo l'immobile che accoglieva lo studio dei due architetti. Costruito nel 1967, è il risultato di una sostituzione edilizia accompagnata da un aumento delle volumetrie
Il basamento, di ordine gigante, è contraddistinto da ampie vetrate che circondano sia il piano terra, a uso commerciale, sia il primo livello senza balconi, dedicato agli uffici. Sulla sommità spuntano poi due attici, entrambi definiti da un parapetto cieco e continuo, sostenuto da travi strutturali ed estradossate
Migriamo quindi in corso Cavour, dove ad angolo con via Principe Amedeo si staglia Palazzo Brunetti. Anche in questo caso i vari utilizzi dei piani sono segnalati da appositi dettagli
Balzano all'occhio in particolare le lastre rossicce porcellanate poste appena sotto le finestre
Siamo in via Nicolò Dell'Arca, lì dove al civico 21 insiste l'appariscente stabile del Monte dei Paschi di Siena...
...un trionfo del curtain wall, con un efficace gioco di riflessi creato dal reticolo di montanti in alluminio e cristalli viscromo di colore blu
Non lontano si trova il singolare fabbricato della Società generale pugliese dell'elettricità, poi passato all'Enel e attuale sede del Dipartimento di formazione, psicologia e comunicazione: sorge in via Crisanzio, ad angolo con via Suppa, di fronte alla facoltà di Giurisprudenza
Progettato nel 1957, è stato il primo esempio nell'Italia meridionale di edificio con facciate a courtain walls, anticorodal e lamierino porcellanato rosso. Pare quasi sospeso, grazie al pronunciato aggetto del piano terra
Lasciamo il quartiere Murat e approdiamo a Carrassi. Alla fine di via Falcone e Borsellino, lo stradone che collega Parco 2 Giugno con la zona delle casermette, sono visibili le casette a schiera Vilella
Munite di due giardini, uno antistante e uno retrostante il portone, le abitazioni sono ingentilite da parapetti in vetro camera, rivestimenti dei marcapiani in alluminio e plafonature delle doghe color rame
La parrocchia di San Ciro, in piazzale Pugliese, nel periferico rione Mungivacca. Una sporgente tettoia rossiccia, sostenuta da due esili pilatri, sovrasta l'ingresso del sito, mentre uno dei lati risulta appositamente segmentato per permettere l'illuminazione naturale dell'aula ecclesiale