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Grottole, la chiesa Diruta
La chiamano la “Diruta”, perché da due secoli giace in rovina nel centro di Grottole, piccola cittadina lucana a sud ovest di Matera. Lei è la chiesa dei Santi Luca e Giuliano: imponente tempio cinquecentesco che, nonostante il suo abbandono, mantiene un innegabile fascino dato soprattutto dalla mancanza del tetto. Un particolare, questo, che permette al visitatore di immergersi in un luogo dove antiche colonne e arcate lasciano spazio all’azzurro del cielo, creando uno scenario “magico” (foto di Valentina Rosati)
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La chiamano la “diruta”, perché da due secoli giace in rovina nel centro di Grottole, piccola cittadina lucana a sud ovest di Matera. Lei è la chiesa dei Santi Luca e Giuliano: imponente tempio cinquecentesco che, nonostante il suo abbandono, mantiene un innegabile fascino
Per visitare il luogo bisogna immergersi nel grazioso centro storico di Grottole, costellato da basse e antiche abitazioni in pietra
Una sconnessa scala...
...conduce all’originario ingresso, ormai in parte murato, dove è possibile ammirare l’antico portale in pietra realizzato nel 1595
Nella parte bassa dell’architrave è ancora visibile la data di edificazione e il nome del costruttore: Giulio Carrara della Padula. Al centro fa mostra di sé lo stemma del comune di Grottole, costituito da due caverne sovrastate da una torre merlata con a lato un albero di quercia
Più in alto sono invece presenti cinque statue religiose disposte in piccole nicchie. C’è il Padre Eterno con una lunga barba e la mano destra benedicente...
...e poi i quattro evangelisti...
...rappresentati con lunghe tuniche
Spostandoci sul lato sinistro riusciamo a intravedere, attraverso la parte crollata della facciata, la navata centrale...
...e le arcate di sostegno della cupola ormai crollata e invasa da erbacce
Appena entrati restiamo incantati dal “quadro” che ci si pone di fronte agli occhi. La lunga navata, che un tempo misurava 39 metri per 20 di larghezza, mostra ancora le nicchie laterali con arco a tutto sesto e si apre totalmente nella zona occupata un tempo dall’abside e dall’altare centrale
Il tutto mentre sullo sfondo si delineano le verdi colline circostanti
Raggiungiamo la parte centrale e, alzando lo sguardo, ammiriamo le due imponenti arcate trionfali delimitate da massicce colonne che si innalzano verso l’alto sorreggendo i resti della struttura superiore
Due finestroni inseriti in due larghi archi in pietra sono infine sovrastati da quella che un tempo era la cupola di forma ellissoidale. Di fatto la cornice che delimitava la copertura è l’unica parte rimasta in piedi del tetto di una chiesa che però, da secoli, guarda poeticamente verso il cielo, aprendosi alla vastità dell’azzurro