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Gli archi di Bari Vecchia
Pittoreschi, antichi, carichi di leggende e curiosità: sono gli oltre cinquanta archi di Bari Vecchia, piccoli passaggi che si aprono, sin dal Medioevo, nel fitto dedalo delle viuzze del borgo antico. Siamo andati a scovare i più particolari (foto di Gennaro Gargiulo)
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Il nostro viaggio parte da piazza Federico II, il largo che si trova di fronte all’entrata del Castello Svevo. Qui incontriamo subito il famoso Arco Basso, ingresso della strada omonima nota per le “signore delle orecchiette”...
...è separato da una casa palazziata dal vicino Arco Alto, caratterizzato da un semplice voltone a botte...
...e impreziosito da un’edicola sacra dedicata a San Nicola e l’Addolorata
Strada San Giuseppe. Qui, nei pressi della chiesa omonima dove ci celebra la messa in latino, alla nostra sinistra si apre l’arco a sesto acuto Notar Morea, dal nome del notaio che visse in questa zona a cavallo tra il XVII e XVIII secolo
Di fronte a noi si alza invece quello intitolato a Giandomenico Petroni, sindaco di Bari e deputato che abitò nella casa soprastante fino alla sua morte avvenuta nel 1908
Facciamo ora un salto in piazza dell’Odegitria, dove all’ombra della Cattedrale si trova l’arco della neve, lì dove anticamente si conservava la neve per poi rivenderla sotto forma di ghiaccio
Mentre poco più distante, in Corte Cavallerizza, si trova un altro passaggio mitico: l’arco delle Streghe (detto anche u-àrche de la Masciare), dal nome delle fattucchiere che secondo la leggenda si riunivano sotto la sua volta a crociera per celebrare i sabba beneventani
Svoltiamo ora nella vicina strada Tancredi, dove in una rientranza troviamo nella corte omonima l’arco Tre Cantaie, riverniciato in un bel colore rosa e decorato da simboli apotropaici bianchi
Torniamo a percorrere strada Tancredi per poi svoltare in strada del Carmine e arrivare in strada dietro Tresca, dove spicca il pittoresco arco Carducci, a tutto sesto, dalla volta dipinta di color celeste acceso punteggiato di stelle dorate
Risalendo in via dei Due Marinai e proseguendo su strada Quercia ci imbattiamo poi nel particolare Arco San Rocco o “l’arco nell’arco” (u u-àrche inde o u u-uàrche). Ad entrarvi sembra di trovarsi in una grotta: basso e rustico, al di là di una piccola edicola consacrata alla Madonna si biforca in altri due archi
Torniamo fuori per avventurarci nella stretta e affollata strada Vanese, intitolata a un banchiere di fine 700 che abitò in zona e fuggì lasciandosi dietro ingenti debiti. Questa culmina nell’arco inflesso dallo stesso nome, risalente forse al XV secolo e in seguito restaurato dal Capitolo, un collegio di sacerdoti, che aggiunse l’emblema che vediamo ancora
Deviamo adesso per andare ad ammirare in via Zonnelli il celebre Arco delle Meraviglie, il cui nome suggestivo rimanda a un aneddoto che lo dice comparso per magia, nottetempo, per unire due amanti sfortunati che abitavano nei palazzi adiacenti
Raggiungiamo ora la vicina strada Zeuli, congiunta a via Zonnelli dal magnifico palazzo di fine 500 che racchiude il portone de jesse e trase, arco che ospita annualmente un caratteristico presepe e che fu murato nel 700 in modo da consentire l’entrata nella corte solo a chi avesse il permesso della famiglia Zeuli
Percorriamo quindi via dei Gesuiti fino a incontrare sulla nostra destra l’arco di Sant’Onofrio, un tempo custode della chiesa di San Nicola del Porto in cui riposarono le spoglie del Patrono di Bari prima di essere condotti nella cripta di San Michele e poi nella Basilica
Il nostro viaggio termina in vico de’ Gironda: di fronte al palazzo omonimo si apre un passaggio basso e stretto tra i più “maltrattati” di Bari, che unisce questa strada a via Vallisa. «Nel gergo popolare viene chiamato “arco del piscio” a causa del suo stato di abbandono e degrado...
...ma lì sotto si trova una bellissima opera dei fratelli ceramisti Spizzico, un Gesù in croce molto pregiato che da allora gli dà il nome di Arco del Crocifisso