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Canosa, gli ipogei nei condomini
Immaginate di suonare il citofono, entrare in un condominio e ritrovarvi dinanzi ad antichissimi siti archeologici. È ciò che può capitare a Canosa di Puglia, popolosa città della Murgia settentrionale: qui infatti quattro edifici sparsi per il paese custodiscono al loro interno rinvenimenti millenari, curati con passione dagli stessi abitanti dei palazzi e fruibili dai visitatori (foto di Paola Setteducati)
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Il primo ritrovamento che visitiamo è la domus di Montescupolo, situata nell'omonima via. La dimora, realizzata nel I secolo d.C., fu rinvenuta nel 2004 ed è inglobata e mimetizzata con maestria in un moderno palazzo
Il suo ingresso è costituito da un torrino che si protrae dallo stabile e a prima vista sembrerebbe l'accesso di un locale qualunque, se non fosse per la presenza di un apposito cartello segnaletico
Varchiamo l'entrata, ritrovandoci dinanzi a uno spettacolo suggestivo. L'arcaico alloggio è incastonato tra i pilastri del condominio, nello spazio che in origine sarebbe probabilmente dovuto essere occupato dal garage
Una passerella in legno guida il turista tra mosaici e intonaci originali...
...tombe databili addirittura al V secolo a.C...
...e una strada dal lastrico intatto che un tempo costeggiava la casa
L'impianto di illuminazione del sito è collegato a quello di un negozio di elettronica adiacente al torrino. «Il consumo di corrente è davvero irrisorio - sottolinea Rino, proprietario dell'attività -, un piccolo sacrificio personale che faccio con piacere per l'intera comunità»
Ci spostiamo quindi in vico San Martino. Anche qui pare di essere in uno scenario urbano qualunque, se non fosse per la piccola indicazione di un ipogeo su sfondo marrone posta sotto un divieto di fermata
Percorriamo l'arteria notando come alla fine di essa, tra un balcone e un portone...
...si dirami una scalinata verso il basso
La rampa conduce in un scantinato che inaspettatamente nasconde una piccola necropoli: databile tra il V e il I secolo a.C., è parte integrante di un complesso di 14 sepolture scoperto nel 1988 durante l'edificazione di un nuovo fabbricato
Nel seminterrato fredde colonne di cemento "convivono" con tombe in tufo, alcune delle quali a fossa
Usciamo dall'angusta catacomba per andare a esplorare l'ipogeo del Cerbero, dislocato sotto il liceo "Enrico Fermi". Ancora una volta c'è l'indispensabile segnale esplicativo, stavolta attaccato accanto al cancello dell'atrio dell'istituto, ad avvisare gli estranei del ritrovamento
Già, perchè anche in questo caso il "camuffamento" è perfetto: l'entrata, realizzata sulla sinistra del cortile, ha uno stile identico a quello dell'intera struttura
Apriamo la porta in vetro e scendiamo nella cavità artificiale, venuta alla luce nel 1972 nel bel mezzo dell'innalzamento del plesso
Le tombe che osserviamo sono quattro, due delle quali sono semichiude da lastroni
Ma ciò che colpisce è l'affresco che riproduce una processione guidata appunto dal Cerbero, figura mitologica di cane a tre teste che secondo i greci accompagnava le anime dei morti nell'aldilà: una raffigurazione molto in voga durante l'età ellenica, quindi tra il IV e il I secolo a.C.
L'ultima tappa del nostro viaggio è l'ipogeo Schocchera B, in via Matarrese 47, risalente al III secolo a.C. Il consueto cartello illustrativo "smaschera" la sua presenza al di sotto di un cupo edificio del 1979...
...vi si accede infatti da quello che a prima vista somiglia all'ingresso secondario di un garage
Ci inoltriamo nei sotterranei camminando sotto un tempietto...
...il naiskòs, questo il suo nome greco, è sovrastato da disegni raffiguranti la discesa negli inferi
Lo oltrapassiamo trovandoci in una sorta di vestibolo, caratterizzato da una volte a botte che "rievoca" la forma di un grembo materno
Poi giungiamo nella stanza dedicata alla sepoltura vera e propria, dove altri affreschi del soffitto ingentiliscono l'ambiente riservato al defunto