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Bitonto, la chiesa del Crocifisso
Una piccola chiesa del Seicento dalla particolare forma “a trullo” che, interamente affrescata al suo interno, lega la sua storia a un miracoloso dipinto. È la descrizione del Santissimo Crocifisso, un gioiello artistico e architettonico situato alla periferia est di Bitonto (foto di Nicola Lasalandra)
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Una piccola chiesa del Seicento dalla particolare forma “a trullo” che, interamente affrescata al suo interno, lega la sua storia a un miracoloso dipinto. È la descrizione del Santissimo Crocifisso, un gioiello artistico e architettonico situato alla periferia est di Bitonto
Per raggiungerla dal centro cittadino imbocchiamo via Crocifisso sino a giungere in piazza Fornelli
Ed è qui che si trova il tempio, situato al centro della diramazione di due strade, quasi a fungere da spartitraffico
Subito spicca la sua facciata, costruita con conci di pietra calcarea beige sistemati in modo regolare
Ad arricchire il disegno del prospetto ci sono il campanile a torre ottocentesco con la sua cuspide piramidale alla sommità e soprattutto la cupola “a trullo
Questa particolare tipologia di copertura è diffusa soltanto in Puglia nelle chiese di piccole dimensioni. Sulla sua sommità troviamo anche una particolare decorazione a mattonelle maiolicate blu e gialle: fu l’architetto e artista Carlo Rosa a inserirle secondo il corrente gusto barocco
La facciata è divisa nettamente in due parti da una cornice marcapiano aggettante decorata con un fascione a rosette
La fascia superiore esibisce una finestrella rettangolare coronata da un timpano triangolare
Ai lati ci sono due colonnine con capitelli ionici impreziosite da mascheroni apotropaici
A chiudere la parte sommitale sono lo scudo in pietra con sopra un inno al crocifisso...
...e un grande timpano semicircolare tipicamente barocco
Il piano inferiore è attraversato invece da due lesene che inquadrano il possente portale verde
Quest’ultimo è racchiuso da una cornice scanalata sormontata a sua volta da due volute affrontate e da un architrave su cui leggiamo l’anno di fondazione della chiesa, il 1664
Ma è arrivato il momento di entrare. Una volta all’interno notiamo a destra del portale un’acquasantiera seminascosta: insieme al già citato frammento di affresco è il solo elemento cinquecentesco rimasto
Il grande telamone sbozzato che sorregge la vasca apparteneva probabilmente a un tempietto rurale nelle vicinanze
La chiesa, dalla pianta a croce greca, si presenta scandita in due ordini sovrapposti...
...nettamente divisi da un cornicione dorato aggettante
il registro inferiore, più sobrio, è ricoperto da intonaci rosati e cartigli in gesso...
...mentre quello superiore è interamente affrescato
A colpire è la ricchezza decorativa: il pavimento è piastrellato con maioliche consunte a motivi floreali, apposte durante il restauro del 1862...
...mentre il soffitto è un eclettico susseguirsi di ampie volte a botte, lunette dipinte e arcate lussureggianti
Al centro si apre con grande effetto scenografico la cupola, nella quale Carlo Rosa raffigurò un vero e proprio paradiso celeste su fondo dorato
A troneggiaggiare è una massiccia croce sorretta da angioletti e lambita dalle figure a braccia aperte di Gesù a sinistra e della Madonna a destra
Altri putti alati volteggiano leggiadri tenendo tra le mani ghirlande e canestri di fiori...
...e più sopra i dottori della chiesa sembrano discutere di questioni teologiche
Le scene bibliche e i paesaggi edenici si intervallano poi alle rappresentazioni di personaggi storici. In uno dei sottarchi l’imperatrice Elena inginocchiata davanti alla croce è avvolta in una veste rosso porpora...
... mentre l’imperatore Costantino rimane attonito nel veder comparire dietro il sole una croce splendente
Ancora un prezioso arredo seicentesco è la balaustra dai toni cobalto e dorati su cui doveva poggiarsi l’organo. Anche questa zona è caratterizzata dalla varietà delle scene rappresentate
L’ampia volta a vela che li copre è un tributo ai quattro evangelisti che siedono su grandi nuvoloni ed esibiscono i testi dei loro vangeli
Non è da meno la zona absidale, sovrastata da un grande arco affrescato con la deposizione di Gesù alla croce
Qui l'altare è un tripudio di marmi pregiati...
...dal diaspro di Sicilia della mensa al verde antico di Calabria...
...sino al broccato di Spagna e il bianco di Carrara delle colonnine con capitelli corinzi
L’apparato decorativo centrale ruota tutto attorno all’affresco della Crocifissione, ciò che rimane, come detto, del dipinto miracoloso dell’edicola precedente
«Gesù morente era originariamente circondato da fedeli e committenti che furono poi eliminati - sottolinea il parroco don Vincenzo -. Tuttavia a testimoniare quanti pellegrini abbiano fatto affidamento sull’icona ci sono sono le centinaia di antichi graffiti devozionali incisi dai visitatori sullo sfondo dell’immagine»
Ai lati si aprono poi due porticine speculari dalla trabeazione lineare interrotta solo dalle sculture di melograni, simbolo di vita e rinascita: sono i due accessi alla sagrestia
In questo spazio piastrellato con altre maioliche ottocentesche...
...è conservato un altro altare marmoreo, quello della Madonna dei Sette Dolori. Traslato qui da una chiesa campestre sul finire del 700, esibisce al centro una Pietà dipinta del XVI secolo...
...sorretta da quattro angeli dorati
L’ultima sorpresa è la riproduzione completa dell'affresco miracoloso istoriato sul retrospetto dell'ambiente. Abbiamo così contezza di come dovesse essere l'antica edicola: rivediamo il popolo fedele, gli ex voto appesi tutt’intorno alla struttura e due frati che in ginocchio pregano, a distanza di secoli, per ricevere una grazia