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Bitetto: casolari, palmenti e masserie
Isolate, dimenticate, vittime di vandalismo e incuria, ma al tempo stesso affascinanti e cariche di storia. È questo il ritratto delle secolari strutture in pietra che si ergono nelle campagne di Bitetto, paese a sud di Bari. Qui, tra ulivi e vigneti, si nascondono infatti casolari, palmenti, piccole chiese e masserie abitate un tempo dai proprietari terrieri e dai contadini che popolavano la zona. Con l’aiuto della Pro Loco Juvenilia Vivetum, associazione che si occupa della valorizzazione del patrimonio bitettese, siamo andati quindi alla scoperta di questo silenzioso mondo rurale (foto di Christian Lisco)
36 fotografie
La prima tappa del nostro viaggio si trova nell’agro a sud-est dell’abitato, confinante con il comune di Sannicandro. Si tratta di Torre del Marchese, una maestosa e solenne masseria fortificata che prende il nome da un nobile che la possedette: Nicola De Ruggero
Il fabbricato, privo ormai del tetto, si sviluppa su due livelli, di cui il primo ospitava le stalle e gli ambienti destinati a uso agricolo e il secondo (non più accessibile in quanto pericolante) gli alloggi
Varchiamo quindi l’ingresso dell’edificio per ritrovarci in una stanza...
...ricoperta da un particolare soffitto a volta su cui sono disegnati dei cerchi concentrici
In un angolo scoviamo un profondo buco parzialmente nascosto da un’asse di legno: è l’imboccatura del deposito dell’olio
Sì perché il luogo ospitava un importante frantoio, la cui presenza è suggerita dalle quattro nicchie per i torchi a vite scavate nel muro
Ora proseguiamo a piedi, immergendoci in campagna, sino a giungere davanti a una struttura la cui memoria si è persa nel tempo: nessuno infatti ne conosce nome e storia. Ma si tratta di un fabbricato attraente, circondato da fichi d’india...
...e dotato di una grande apertura ad arco che ci invita al suo interno...
...rivelando un ambiente con volta a botte purtroppo usato come discarica per cassette, sedie rotte e frigoriferi dismessi
Dopo un altro quarto d’ora di cammino sbuchiamo in strada Vicinale S.Andrea. Qui ci imbattiamo in un complesso formato da due edifici adiacenti: una chiesetta e un palazzotto
Quest’ultimo conserva ancora un balconcino protetto da un’inferriata e una finestra con le ante in legno
Su un architrave è riportato il nome del vecchio proprietario: Josephi Scoppetta
«L’edificio risale all’800 – dichiara l’82enne Francesco Occhiogrosso, esperto del territorio – ed è noto come il Casino del Comandante, il soprannome dell’autoritario Scopetta. Pare che lui fosse un sacerdote, motivo per cui disponeva anche dell’adiacente chiesetta dell’Assunta»
Entriamo prima nella cappella, che originariamente era arricchita da un dipinto della Madonna di cui oggi non resta che la cornice in gesso
Mentre la residenza...
...conserva ancora al piano terra una mangiatoia...
...e al piano superiore (a cui accediamo tramite una scalinata esterna)...
...un camino logorato dal fuoco...
...e una finestrella che si affaccia sui terreni un tempo del comandante
Riprendiamo ora l’auto per dirigerci dalla parte opposta di Bitetto. Siamo infatti a nord-ovest del centro, sulla provinciale 87 che conduce a Palo del Colle. Ci ritroviamo così davanti a semplice casolare sviluppato su un piano con entrate ad arco: il Palmento dell'Abbazia
L’ingresso nasconde però spettacolari ambienti: qui è infatti tutto un tripudio di archi e colonne che vanno a unirsi alla volta a botte
Sul pavimento sono visibili i resti del frantoio: due vasche con buco per il torchio e le canaline di scolo che conducevano alle cisterne sottostanti
Un altro locale (oggi usato come discarica) mostra invece tracce del camino...
...e del deposito che conteneva olio, uva e vino
Risaliamo in macchina per dirigerci sulla Provinciale 67 che porta a Bitritto, a est del centro. È in quest’area che si erge, maestosa, l’omonima torre fondata nel 700 dal vicario generale bitettese Giovanni Grazio de Luzio
Si sviluppa su due piani e presenta gli accessi tutti murati
A catturare la nostra attenzione è però una delle due nicchie presenti sul retro...
...mostra infatti i resti di un affresco che probabilmente ritrae San Nicola
Ritorniamo infine sulla 67, proseguendo per quattro chilometri e svoltando sulla destra in una stradina che ci conduce davanti a un sito leggendario: il rudere della chiesa di San Marco
Il luogo è protetto da una recinzione, ma un varco permette di avvicinarsi per osservarlo meglio. Notiamo quindi come il suo perimetro sia percorso da varie aperture ad arco...
...la più grande delle quali ci conduce in vari ambienti in pietra aperti...
...e spesso senza tetto
Un edificio però è conservato meglio...
...sembra una chiesetta con la facciata caratterizzata da blocchi di pietra sovrapposti e monofore a forma di arco a tutto sesto
All’interno ci ritroviamo in una stanzetta in cui i raggi solari filtrano timidamente da una stretta finestra
Ma in una nicchia è poggiato un triste contenitore in plastica per il vino, che in un attimo riesce a rompere la magia di trovarsi in un luogo millenario