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Bari, la zona del Redentore
Provate a chiedere a chi abita dalle parti di via Martiri d’Otranto o di via don Bosco in che zona risiede: pur essendo in pieno quartiere Libertà vi risponderà irrimediabilmente «al Redentore». Perché questo angolo di Bari che circonda e si identifica nella chiesa omonima si distingue da tutto il resto della città. Si tratta infatti di un’area “ai margini”, edificata praticamente accanto ai binari della ferrovia, dai quali è “separata” da muri, cancelli e sovrappassi (foto di Antonio Caradonna)
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Ed è proprio dalla chiesa del Redentore che iniziamo il nostro viaggio: siamo alla fine di via Crisanzio, di fronte alla sua facciata neoromanica eretta nel 1935
L’edificio religioso è però solo una parte di tutto il complesso che comprende al suo interno anche una biblioteca, un cinema e un centro sportivo
Quando entriamo nell’oratorio, sul quale si erge la rossa facciata della scuola San Giovanni Bosco-Melo da Bari, è in corso un torneo di pallavolo...
...mentre sul campo da calcio due squadre stanno per iniziare una partita
Costeggiamo il muro perimetrale del Redentore su via Martiri d’Otranto e arriviamo su corso Italia, lì dove si innalzano i piloni dei binari sopraelevati delle ferrovie del nord barese
Corso Italia qui cessa di esistere, davanti a un muro e a un cancello che segnano l’inizio del groviglio di binari
Torniamo quindi indietro. Superato sulla sinistra l’onnipresente Redentore, arriviamo all’incrocio con via don Bosco, dove si erge il monumentale “casa degli alluvionati”. Si tratta di un edificio storico, costruito nel 1928 per dare un tetto a coloro che erano rimasti senza casa dopo la tragica alluvione che colpì Bari il 6 novembre 1926
La voglia di riscatto e rinascita, espressa con inevitabile retorica di regime, è ancora evidente nel ferro del grande cancello del complesso residenziale, con il suo doppio enorme fascio littorio. Cancello ora arrugginito e quasi completamente occultato dai rifiuti accumulati attorno ai cassonetti
Proseguiamo ora su via don Bosco e svoltiamo subito a sinistra in via Monsignor Nitti Francesco. Sulla strada scorgiamo la facciata di quello che un tempo era il cinema Redentore, con ancora visibile la tipica pensilina sulle saracinesche, chiuse ormai dagli anni 80
Su questa via, anch’essa soffocata da un muro...
...nel quale fa capolino una porticina arrugginita e chiusa
...troviamo solo desolazione: asfalto dissestato, scritte, sporcizia
E mentre sopra le nostre teste passano i treni delle ferrovie appulo lucane...
...incrociamo alcuni uomini seduti davanti a una bottega. Ci presentiamo e uno di loro, Luigi, ci racconta che in questa via «portano le auto rubate, prima di chiedere il riscatto»
Facciamo allora dietrofront per imboccare la strada parallela, via Generale De Bernardis, lì dove all’altezza di via Bux sorge il “palazzo dei ferrovieri”. Con i suoi cinque piani e sei scale dalla A alla F, fu predisposto negli anni 50 dalle Ferrovie dello Stato per i suoi dipendenti
Il complesso era anche dotato di un ampio giardino, rilevato nel 2007 dal Comune di Bari per farci il piccolo parco Mimmo Bucci, dove la presenza di giostrine...
...non compensa il degrado circostante: basti vedere la fontanella rotta con l’acqua stagnante e la vasca piena di rifiuti di ogni tipo
In quest’area verde i salesiani lo scorso 29 maggio hanno aperto il primo “social pub” della città: “Lupi & Agnelli”. Anche se pare che la convivenza tra i due “animali” non sia per niente facile. «Bisogna stare sempre a litigare con ragazzi incivili che lasciano bottiglie a terra e introducono cani senza guinzaglio», si lamenta Alessandro De Bari, gestore del locale
Ancora una volta delusi ritorniamo su via De Bernardis, strada che a un certo punto svolta a gomito, diventa via Valdocchio e, costeggiando i sovrappassi della ferrovia, va a incrociare via Brigata Bari
Sulla nostra destra possiamo “ammirare” dall’alto il sottopasso che collega il quartiere Libertà a viale Pasteur
Di fronte a noi invece una porta indica l’accesso alla stazione ferroviaria “Brigata Bari” delle Ferrovie del nord barese
Accediamo così ai binari concludendo il nostro viaggio, mentre in alto, su un ponte, due treni quasi si sfiorano tra un groviglio di tralicci