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Bari, la storia del Faro Borbonico
Da quasi 140 anni vede ogni giorno arrivare e partire centinaia di imbarcazioni che, una volta giunte in città, non mancano mai di porgergli un saluto suonando la propria sirena. Parliamo del Faro Borbonico, grazioso edificio in pietra che svetta all’estremo limite dell’omonimo molo, nella parte più antica del Porto di Bari (foto di Antonio Caradonna)
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Da 134 anni vede ogni giorno arrivare e partire centinaia di imbarcazioni che, una volta giunte in città, non mancano mai di porgergli un saluto suonando la propria sirena. Parliamo del Faro Borbonico, grazioso edificio in pietra che svetta all’estremo limite dell’omonimo molo, nella parte più antica del Porto di Bari
Costruito dalla ditta parigina Lepant & Fils e dall’impresa locale di Vincenzo Storelli, brillò per la prima volta nel 1887 quando andò a sostituire un’infastruttura mobile presente dal 15 dicembre 1859
Per visitare il Faro entriamo dal varco principale del Porto situato su corso Antonio De Tullio. Dopo 500 metri giungiamo ai piedi del Molo Borbonico: divide l’ansa di mare in due bacini, la Darsena di Ponente e quella di Levante
Alla fine del braccio si trova il faro, ristrutturato nel 2019, che con la sua singolare struttura bassa e circolare risplende alla luce del sole
Dell’edificio colpiscono i blocchi di pietra bianca curvati che costituiscono la base...
...scandita da una serie di grandi finestroni circolari
L’attuale struttura è stata costruita nel 1887 ad opera della ditta parigina Lepant & Fils e dall’impresa locale di Vincenzo Storelli
Camminando sulla piazzola antistante ci accorgiamo della presenza delle originarie basole, in parte coperte dalle spianate di cemento successive...
...sulle quali è ancora presente un’originale bitta ottocentesca ormai totalmente arrugginita
Sul retro si trova invece una lunga muraglia sinuosa che un tempo era direttamente collegata alle mura della città...
...precisamente a ridosso del bastione di Santa Scolastica
Accediamo quindi all’interno dell’edificio
Una serie di ambienti, separati dalle vecchie porte in legno...
...e con pregevoli volte...
...e architravi in pietra finemente lavorata, corrono attorno al nucleo circolare centrale
In uno dei locali è presente anche una copia di un documento a firma dell’ingegner Luigi Giordano (colui che progettò l’intero porto) che riporta la data di accensione dell’originario faro mobile nel 1859
Raggiungiamo il livello terrazzato attraverso delle scale in pietra
Qui svetta il torrino: è sovrastato dalla cupola a vetri circondata da una ringhiera bianca
A caratterizzare la cima c’è una copertura in alluminio e un segnavento, entrambi realizzati su copia degli originali da Nicola Settanni, artigiano di Triggiano. Sono stati installati nel 2019, andando a sostituire le antiche strutture ormai deteriorate
E alla base trova posto l’importante fanale con lampada elettrica
In base alle regole marittime qualsiasi natante arrivi in un porto deve trovare alla sua sinistra una segnalazione rossa, che è questa, e alla sua destra una luce verde (presente all’estremità del molo Pizzoli)
Saliamo infine sulla cima del torrino attraverso delle scale a chiocciola in ghisa...
...che prendono luce da un unico finestrone circolare che dà sul mare e che ci fa sentire come se fossimo su una barca al largo
Dopo qualche altro gradino ci ritroviamo all’interno della cupola a vetri...
...e, attraverso una bassa porticina...
...raggiungiamo il balconcino circolare esterno
Da qui possiamo contemplare tutto il panorama circostante, con le grandi e moderne navi attraccate nell’adiacente terminal che contrastano con i monumenti della città vecchia
Mentre, voltando lo sguardo verso il mare aperto, possiamo ammirare la bocca del Porto che lascia spazio a un Adriatico blu come non mai