Notizie
Tutte le gallerie
Fotogallery

Bari, la lunga e industriale Via Napoli

Bari 21 foto 18 May 2017

Con i suoi 6 chilometri che percorrono tutta la parte nord della città, rappresenta una delle strade più lunghe di Bari. E’ via Napoli. Strada dai tanti volti, si caratterizza però per i tanti “siti” di archeologia industriale che è possibile trovare percorrendola: da ex stazioni dei treni a vecchi gasometri, da antiche distillerie a storiche palestre in ghisa. Tra abbandono e riqualificazione, via Napoli oggi appare un’arteria isolata, che corre un po’ “per i fatti suoi”, incurante delle “novità” che avvengono attorno ad essa. Siamo andati a esplorarla (foto di Antonio Caradonna)

21 fotografie
La strada parte dalla cosiddetta zona del “bar dello studente”, per incunearsi in quella parte del rione Libertà che affianca il mare pur “senza toccarlo” a causa della presenza del porto. Da piazzetta Padre de Pergola fino a via Ravanas, la strada è caratterizzata dalle tipiche basse palazzine variopinte di inizio Novecento
La strada parte dalla cosiddetta zona del “bar dello studente”, per incunearsi in quella parte del rione Libertà che affianca il mare pur “senza toccarlo” a causa della presenza del porto. Da piazzetta Padre de Pergola fino a via Ravanas, la strada è caratterizzata dalle tipiche basse palazzine variopinte di inizio Novecento
Di fronte alla semicircolare piazza Disfida di Barletta, caratterizzata per lo stile liberty dei palazzi della cooperativa “Domus” realizzate nel 1927...
Di fronte alla semicircolare piazza Disfida di Barletta, caratterizzata per lo stile liberty dei palazzi della cooperativa “Domus” realizzate nel 1927...
...si trova il primo di questi storici edifici...
...si trova il primo di questi storici edifici...
E’ di colore bianco e rosso mattone e sulla sua cima fa capolino un orologio. Si tratta dell’ex stazione della Ferrotramviaria Bari-Barletta, costruita nella seconda metà dell’800
E’ di colore bianco e rosso mattone e sulla sua cima fa capolino un orologio. Si tratta dell’ex stazione della Ferrotramviaria Bari-Barletta, costruita nella seconda metà dell’800
In disuso come stazione dagli anni 60, oggi l’edificio è diventato la sede dell’engineering della Ferrotranviaria, ma continua a mantenere un fascino retrò, grazie ad esempio alle finestre a pianoterra che tra giochi geometrici sono marchiate con le lettere “F” e “T”
In disuso come stazione dagli anni 60, oggi l’edificio è diventato la sede dell’engineering della Ferrotranviaria, ma continua a mantenere un fascino retrò, grazie ad esempio alle finestre a pianoterra che tra giochi geometrici sono marchiate con le lettere “F” e “T”
Poco più avanti, sulla sinistra, incrociamo il secondo “monumento” industriale della zona: l’ex Gasometro. Costruito nella seconda metà dell’800, ha provveduto all’illuminazione di tutta Bari. La sera del 17 ottobre 1868 infatti tutte le strade iniziarono ad essere rischiarate con fanali a gas
Poco più avanti, sulla sinistra, incrociamo il secondo “monumento” industriale della zona: l’ex Gasometro. Costruito nella seconda metà dell’800, ha provveduto all’illuminazione di tutta Bari. La sera del 17 ottobre 1868 infatti tutte le strade iniziarono ad essere rischiarate con fanali a gas
L’antica officina ha continuato a funzionare fino al 1968 per poi essere abbandonata e dismessa intorno alla metà degli anni 80 perché i suoi metalli e idrocarburi contaminavano i terreni e la falda acquifera sotterranea
L’antica officina ha continuato a funzionare fino al 1968 per poi essere abbandonata e dismessa intorno alla metà degli anni 80 perché i suoi metalli e idrocarburi contaminavano i terreni e la falda acquifera sotterranea
Accanto al muro di cinta dell’ex gasometro, fa capolino una specie di torretta con particolari dettagli ornamentali che ricordano lo stile neo-gotico veneziano di Palazzo Fizzarotti
Accanto al muro di cinta dell’ex gasometro, fa capolino una specie di torretta con particolari dettagli ornamentali che ricordano lo stile neo-gotico veneziano di Palazzo Fizzarotti
Si tratta di un edificio residenziale vistoso e raffinato di colore rosa antico che si affaccia su via Napoli al civico 236. «Lo chiamiamo il castello – ci dice la 70enne Adriana che abita in questo stabile da cinquant’anni -. Questo palazzo è molto antico, risale probabilmente alla fine dell’800»
Si tratta di un edificio residenziale vistoso e raffinato di colore rosa antico che si affaccia su via Napoli al civico 236. «Lo chiamiamo il castello – ci dice la 70enne Adriana che abita in questo stabile da cinquant’anni -. Questo palazzo è molto antico, risale probabilmente alla fine dell’800»
A renderlo ancora più particolare vi sono uno stemma in pietra che sormonta il portone d’ingresso e un mascherone apotropaico raffigurante la faccia di un demone con le corna che si affaccia sulla parete del balcone al secondo piano
A renderlo ancora più particolare vi sono uno stemma in pietra che sormonta il portone d’ingresso e un mascherone apotropaico raffigurante la faccia di un demone con le corna che si affaccia sulla parete del balcone al secondo piano
Attraverso un arco squadrato laterale entriamo in un piccolo cortile da dove possiamo ammirare le torrette merlettate e una loggetta su cui si aprono quattro grandi finestroni ogivali che richiamano lo stile orientale
Attraverso un arco squadrato laterale entriamo in un piccolo cortile da dove possiamo ammirare le torrette merlettate e una loggetta su cui si aprono quattro grandi finestroni ogivali che richiamano lo stile orientale
Ci lasciamo questa storia alle spalle e dopo aver superato l’incrocio con via Anita Garibaldi (l’unico di tutto questo tratto) e il cancello del park&ride, troviamo sulla sinistra la storica palestra dell’ex “Gil” (Gioventù italiana del Littorio), conosciuta oggi con il nome di “Palamartino” in onore dell’atleta olimpionico barese Francesco Martino
Ci lasciamo questa storia alle spalle e dopo aver superato l’incrocio con via Anita Garibaldi (l’unico di tutto questo tratto) e il cancello del park&ride, troviamo sulla sinistra la storica palestra dell’ex “Gil” (Gioventù italiana del Littorio), conosciuta oggi con il nome di “Palamartino” in onore dell’atleta olimpionico barese Francesco Martino
Fu costruita nella seconda metà dell’800 in corso Cavour per essere destinata come mercato, per poi diventare comando dei vigili urbani, caserma dei pompieri e infine palestra. Negli anni 20 il Comune decise di mettere però all’asta la costruzione, chiamata usualmente "fijrre fuse", ossia ferro fuso. Ad aggiudicarsela fu l’”Opera Nazionale Balilla” diventata poi “Gil”, un’organizzazione giovanile del periodo fascista che decise di trasferire l’intero plesso in via Napoli
Fu costruita nella seconda metà dell’800 in corso Cavour per essere destinata come mercato, per poi diventare comando dei vigili urbani, caserma dei pompieri e infine palestra. Negli anni 20 il Comune decise di mettere però all’asta la costruzione, chiamata usualmente "fijrre fuse", ossia ferro fuso. Ad aggiudicarsela fu l’”Opera Nazionale Balilla” diventata poi “Gil”, un’organizzazione giovanile del periodo fascista che decise di trasferire l’intero plesso in via Napoli
Ancora oggi al suo interno si nascondono bellissimi particolari quali dei capitelli in stile corinzio in ghisa che decorano tutto l’impianto
Ancora oggi al suo interno si nascondono bellissimi particolari quali dei capitelli in stile corinzio in ghisa che decorano tutto l’impianto
Dal terrazzino dell’edificio è possibile poi affacciarsi sull’area dell’ex arena Moderno, un vecchio cinema all’aperto utilizzato fino agli anni 80 del quale è rimasta ancora la parete di proiezione. Dopo esser stato adibito a garage e a deposito, prestò avrà una nuova vita come contenitore per diverse attività culturali per il quartiere
Dal terrazzino dell’edificio è possibile poi affacciarsi sull’area dell’ex arena Moderno, un vecchio cinema all’aperto utilizzato fino agli anni 80 del quale è rimasta ancora la parete di proiezione. Dopo esser stato adibito a garage e a deposito, prestò avrà una nuova vita come contenitore per diverse attività culturali per il quartiere
Siamo ora arrivati all’incrocio con via Brigata Regina. A dominare l’angolo c’è la chiesa Santa Maria del Monte Carmelo, nata nel 1938 e ricostruita nel 1952 con una forma molto particolare: sembra un missile
Siamo ora arrivati all’incrocio con via Brigata Regina. A dominare l’angolo c’è la chiesa Santa Maria del Monte Carmelo, nata nel 1938 e ricostruita nel 1952 con una forma molto particolare: sembra un missile
Da qui in poi comunque via Napoli cambia di nuovo faccia. Per qualche isolato è affiancata dagli alti palazzoni di una zona nata negli anni 70 al posto della cosiddetta Guaragnèdde (di cui rimangono solo poche antiche case) e che si caratterizza oggi per rappresentare la “discesa” del nuovo ponte Adriatico
Da qui in poi comunque via Napoli cambia di nuovo faccia. Per qualche isolato è affiancata dagli alti palazzoni di una zona nata negli anni 70 al posto della cosiddetta Guaragnèdde (di cui rimangono solo poche antiche case) e che si caratterizza oggi per rappresentare la “discesa” del nuovo ponte Adriatico
Poi la strada ritrova la sua solitudine affiancando i grandi capannoni industriali abbandonati del rione Marconi, tra cui l’affascinante acciaieria Scianatico
Poi la strada ritrova la sua solitudine affiancando i grandi capannoni industriali abbandonati del rione Marconi, tra cui l’affascinante acciaieria Scianatico
Superato poi l’incrocio con via di Maratona (quella in cui ha sede il più grande dormitorio pubblico) la strada affianca il muro di cinta bianco e rosso della caserma Briscese...
Superato poi l’incrocio con via di Maratona (quella in cui ha sede il più grande dormitorio pubblico) la strada affianca il muro di cinta bianco e rosso della caserma Briscese...
ed entra nel quartiere San Girolamo. Passa così davanti alla Pineta San Francesco e al grande Canalone
ed entra nel quartiere San Girolamo. Passa così davanti alla Pineta San Francesco e al grande Canalone
Via Napoli alla fine si perde nel passaggio che porta alla tangenziale di cui diverrà solo una complanare. Il nostro viaggio su questa strada storica, industriale, veloce e desolata finisce qui
Via Napoli alla fine si perde nel passaggio che porta alla tangenziale di cui diverrà solo una complanare. Il nostro viaggio su questa strada storica, industriale, veloce e desolata finisce qui