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Bari, la ex zona industriale
Un’ex cartiera, vecchi opifici e stabilimenti petroliferi: giganti edifici che in passato hanno reso ricca Bari e che ora sorgono abbandonati tra erbacce e vecchie insegne scolorite a due passi dal centro. Parliamo dell’ex zona industriale della città, situata tra la parte nord dell’extramurale e il cosiddetto “Quartierino”. Stabilimenti nati all’inizio del secolo scorso e poi piano piano abbandonati, ma ancora presenti, seppur nascosti in una zona borderline (Foto di Katia Moro)
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Su via Capruzzi, ad angolo con con via Albanese, è possibile ammirare in tutta la sua maestosità il primo relitto industriale della città. Quest’edificio a due piani in pietra ormai ormai annerita dal tempo, domina dall’alto il cavalcavia di via Quintino Sella e si erge per un intero isolato. E’ uno stabilimento delle Ferrovie dello Stato ormai in disuso
Sulla facciata finestre e porte sono state tutte murate e rese cieche quasi a simboleggiare il silenzio a cui è stato oramai sottoposto. L’interno, invaso da alberi ed erba, è diventato un’aria scoperta che si affaccia sui binari ferroviari
Proseguiamo verso nord su via Capruzzi, che abbandoniamo a un certo punto per inerpicarci a sinistra sulla stretta salita di via Pietrocola
Dopo basse palazzine e prima che l’incrocio sfoci nel primo tratto di via delle Murge, rintracciamo un elegante struttura a due piani, oramai fatiscente, con porte arrugginite e stipiti tristemente pencolanti
La facciata in pietra chiara con eleganti rifiniture e ampio portale marmoreo, mostra un’oramai quasi illeggibile insegna in ferro erosa dalla ruggine che tenta di occultare la dicitura “Campo benzina Superiore, Comune di Bari”
La palazzina è fronteggiata dall’ampio e inconsueto isolato che occupa l’incrocio tra via Cimmarrusti e via Pietrocola, costituito da ex opifici disposti a corte e stretti tra il teatro Purgatorio da un lato e il Conservatorio Piccini dall’altro
Circondato da basse mura in pietra interrotte saltuariamente da colonne, l’agglomerato lascia intravedere un interno oramai sventrato e affollato selvaggiamente da alti arbusti oltre che da cumuli di immondizia
Le finestre prive di infissi si aprono sul vuoto incorniciando sprazzi di cielo e fogliame
Si trattava di stabilimenti adibiti ad attività artigianali distribuite attorno a un cortile interno
Su via Cimmarusti, si trovano alberi secolari che rendono ombrosa la silenziosa strada allietata dalle note provenienti dal Conservatorio. Qui ci imbattiamo in un alto muro rimasto isolato, privo del suo contesto originario, con tanto di monumentale portale ad arco chiuso da mattoni
E' sormontato da uno stemma ad alto rilievo
Possiamo proseguire lungo via Pietracola e attraversare il ponte che sormonta le Ferrovie Appulo Lucane
Sopra il quale scorgiamo un’altra imponente struttura in pietra che fa capolino sulla strada
Si tratta di un’ex cartiera costituita da un edificio centrale a due piani ed altri più bassi che occupano un lungo tratto delimitato da mura. La pietra, di cui rimangono tracce di un rosa pastello, le finestre finemente incorniciate e aperte sul vuoto e i portali murati, sono ora ricoperti da graffiti e da una selvaggia vegetazione rampicante
Attraverso dei gradini ci si immette dal ponte alla parte sottostante in cui troviamo una struttura in pietra più piccola
Sul portale sono incise le iniziali F. G. e la datazione 1911. Chi l’ha attualmente adibita a deposito e falegnameria, ci racconta che rispondono al nome di Giuseppe Favia proprietario dell’ex cartiera
Ritorniamo sull’estramurale, nel punto in cui lascia il nome di via Capruzzi per diventare via Cifarelli, all’altezza del Conservatorio. Qui sulla sinistra si erge un ampio edificio che occupa un intero isolato: è a un piano, dal colore giallognolo, con le finestre murate e graffiti che lo ricoprono
Solo spiando attraverso un arrugginito cancello laterale è possibile scorgere la sbiadita scritta a caratteri cubitali dipinta su una delle facciate: “Società italiana petrolifera Nafta. Deposito”