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Bari, la Chiesa di San Martino rivelata
Per decenni il suo ingresso serrato ha nascosto un mondo millenario fatto di affreschi, ipogei, tombe e templi bizantini. Ma oggi la Chiesa di San Martino, uno degli edifici religiosi più antichi di Bari Vecchia, sta tornando a vivere grazie a un importante restauro che potrebbe riportare alla luce anche tesori dimenticati (foto di Valentina Rosati)
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La chiesa di San Martino si trova su strada Bianchi Dottula...
...non lontano da largo Albicocca e di fronte al panificio Santa Rita
La sua costruzione risale al IX-X secolo ad opera della famiglia Dottula. A partire dal 500 però la chiesa venne completamente rifatta, sino a raggiungere l’attuale aspetto tra la fine del 600 e l’inizio del 700, periodo in cui fu inglobata nel coevo palazzo Bianchi-Dottula che ancora la custodisce
Siamo quindi davanti alla spoglia facciata di San Martino. L’unico indizio che la identifica è l’ingresso con timpano spezzato e due volute laterali che chiudono una malmessa porticina grigia con una piccola croce
Al di sopra, in una cornice vegetale con una protome umana...
...è presente un’iscrizione che ricorda la fine della ristrutturazione dell’edificio del 1716 a opera di Giordano Dottula
Alzando lo sguardo è anche possibile scorgere, nel loggiato che chiude il prospetto del palazzo, quello che un tempo era il campanile della chiesa...
...lì dove è ancora presente la piccola campana
Ma è il momento di entrare. Accediamo da un ingresso secondario, adiacente a quello principale
Superato un vano che presenta muri e pavimento interamente scrostati...
Ai nostri occhi si mostra un ambiente alto e maestoso contraddistinto da un’unica navata...
...divisa in tre volte a crociera e illuminata da un grande finestrone
Lungo tutto il perimetro corre un decoro a fascia con forme circolari continue dai toni blu e ocra...
...interrotto da due graziosi matronei in legno
Dal centro del soffitto cade poi un raffinato candelabro settecentesco adornato da applicazioni in bronzo dorato a motivo floreale
Sulle pareti in pietra viva che hanno ormai perso quasi del tutto gli ornamenti originari, riusciamo però ad ammirare un colorato affresco della Panaghia Platytera (Madonna del segno) databile tra il XV e il XVII secolo...
...e un elaborato stemma nobiliare comprendente i blasoni dei Bianchi Dottula sormontato da una corona
L’abside è dominata da un settecentesco altare in marmo policromo, sovrastato da una rifinita cornice con volti di angeli e forme vegetali
Al centro di essa una tela di scuola napoletana di fine 600 raffigura San Martino che dona il mantello a un povero
Alzando lo sguardo possiamo notare, al di sopra dell’arco che chiude la zona absidale, un decoro su sfondo azzurro di due scherzosi putti tra fiori colorati
Ai piedi dell’altare invece risalta un lacerto di pavimento mosaicale a tessere colorate del XVI secolo, ma la cui composizione ricorda rivestimenti simili di epoca bizantina presenti a Santa Maria del Buonconsiglio e nel succorpo della Cattedrale di San Sabino
Voltandoci sulla parete destra notiamo una seconda tela, probabilmente ottocentesca e di meno pregevole fattura rispetto a quella dedicata al santo, che raffigura la Madonna di Pompei inserita in una cornice di pietra bianca
Ai due lati dell’altare si aprono poi due bassi arconi che danno su ambienti laterali coperti da volte a botte
In quello di destra è presente una botola che dà su un ambiente interrato di forma quadrata profondo circa tre metri. Si tratta di un ossario realizzato tra il 700 e l’800 e svuotato delle sue sepolture quando la chiesa fu abbandonata
In quello di sinistra si trova una piccola stanzetta sulla cui parete è ancora presente il vecchio intonaco, assieme ad un’invocazione latina
Ma è il momento di accedere alla parte più importante della chiesa: la zona ipogea riscoperta durante le indagini degli anni 70. Scendiamo quindi attraverso una scala in ferro a circa tre metri di profondità...
... per ritrovarci sul pavimento dell’edificio di culto del IX-X secolo. Di fronte a noi ecco l’originario portale di accesso al tempio, oggi murato, con ai lati due grossi pilastri di cemento posti durante gli scavi degli anni 70
E proprio di fianco a uno di questi, che ne ha coperto purtroppo una parte, si trova il sepolcro del sacerdote Smaragdo, uno dei primi rettori della chiesa
La nicchia è interamente dipinta con colori accesi e incorniciata da due fasce rossastre con motivi geometrici romboidali che poggiano su due colonnette decorate
All’interno del piccolo arco sono presenti tre figure. Al centro è rappresentato Cristo su di un trono...
...sulla sinistra la Vergine...
...e sulla destra l’arcangelo Michele, riconoscibile dalle ali colorate dal bianco al bruno
Sul lato della nicchia si trova una quarta figura: un vescovo anziano con tunica bianca con al suo fianco un’iscrizione greca
Al di sotto dell’incavo sono invece presenti delle lastre in pietra. La prima raffigura una croce greca inscritta in una cornice circolare e decorata da una serie di bottoni forati. La seconda un’iscrizione in latino che ricorda il defunto Smaragdo e l’attività da lui svolta: l'insegnamento del canto