Tutte le gallerie
Fotogallery
Bari, l'ipogeo di via Martinez
L’ipogeo di via Martinez: un luogo all’interno del quale è ancora possibile riconoscere l’originaria e affascinante architettura fatta di nicchie con giacigli scolpiti nella roccia, croci incise sui pilastri, suggestive arcate e soprendenti decori policromi. Siamo così andati a visitare questo sito millenario che si trova nella località denominata “la Grava”, scavato tra l’VIII e l’XI secolo nel banco roccioso di Lama Fitta (foto di Paola Grimaldi)
35 fotografie
Per raggiungere l'ipogeo percorriamo corso Alcide De Gasperi in direzione Carbonara per svoltare poi a sinistra su strada Terzo Scambio
Superato il circolo Tennis imbocchiamo via Martinez. Qui costeggiamo un complesso di villette...
...per ritrovarci dopo pochi metri in aperta campagna
Sulla nostra sinistra si apre infatti la depressione di Lama Fitta occupata da un terreno con un vigneto
Scendendo nel campo incrociamo subito sulla nostra sinistra la bocca di un’antica cisterna in pietra ormai priva di acqua ma piena di sporcizia
Alla nostra destra invece, nascosti da edera e vegetazione, si celano gli ingressi dell’ipogeo
Il complesso si estende su 220 metri quadri (allungandosi anche sotto la strada adiacente) e comprende una chiesa, una grande camera centrale e altri ambienti più piccoli che costituivano i magazzini e luoghi di riposo della comunità qui presente (rilievo di Franco dell'Aquila)
L’accesso a questi locali, introdotto da un albero di fico, si trova sul fianco occidentale
Ci ritroviamo subito in un ambiente, in parte ricolmo di pietre e terreno...
...che mostra un soffitto piano sul quale sono riconoscibili fossili di conchiglie...
...e dei ganci utilizzati in passato per appendere delle lucerne
Un varco ci conduce a un secondo vano...
...che, a destra, porta a un ulteriore locale forse destinato ad attività lavorative. Qui troviamo dei pali in ferro arrugginiti che sorreggono la volta, danneggiata nel 2005 a seguito di alcuni lavori stradali
Proseguiamo. A sinistra raggiungiamo il locale più ampio: un vano di circa 40 metri quadri per metà interrato, illuminato dalla poca luce che proviene dall’esterno
Il soffitto è retto da grossi pilastri...
...dove sono riconoscibili delle croci incise nella pietra...
... e una griglia forse utilizzata come calendario delle attività rurali, che riporta la data del 1781
Sulle pareti laterali vi sono poi piccoli locali che ospitano diverse nicchie di varie dimensioni: alcune usate per sorreggere dei lumi...
...e altre, più ampie, adibite a giaciglio. In una di queste è ben visibile anche il rialzo della pietra usato come cuscino
Torniamo in superficie per spostarci verso l’ingresso del tempio religioso, che si trova a pochi metri di distanza. Si tratta della chiesa di San Leo(ne), costruita in epoca bizantina
L’originario accesso, costituito da un portale a sezione rettangolare, è ormai occluso da vegetazione e pietrame
Ci facciamo quindi strada attraverso un piccolo varco circolare, forse l’apertura di un’antica finestra
Siamo dentro. La struttura, di circa 45 metri quadri, è composta da due zone distinte frutto di un raddoppio dell’originario luogo di culto. Il primo vano si presenta con due navate asimmetriche...
...divise da una serie di suggestive arcate che si susseguono, con andamento est-ovest e con una leggera apertura a ventaglio, verso l’area presbiteriale
Su tutte le pareti vi sono delle nicchie aniconiche, cioè prive di decorazioni, simili a quelle presenti nella basilica rupestre di Santa Candida di Lama Picone
La zona presbiteriale, leggermente rialzata dal resto dell’ambiente, è limitata dal muretto dell’iconostasi che divide la parte del naos (dove si riunivano i fedeli) da quella del bema, destinata al rito religioso
Quest’ultima era delimitata da quattro colonne con capitelli cubici, tre delle quali rimosse o crollate, che davano l’idea di un ciborio che si estendeva su tutta l’area
Al centro della zona absidale doveva esserci un altare alla greca, oggi assente...
...mentre sul fondo del catino absidale notiamo un varco di accesso a una tomba scavata nella pietra
Alzando lo sguardo ci sorprendiamo nell’individuare, sulla doppia ghiera dell’arcata superiore, alcune tracce superstiti di affreschi. Riconosciamo dei motivi a rombi ocra e rossi e dei decori geometrici più scuri con alcune croci
Ma non sono gli unici affreschi presenti nell’ambiente. Simili decorazioni le troviamo su quasi tutte le arcate, poste in direzione del naos, in modo da poter essere viste dai fedeli
Ci spostiamo infine nell’abside laterale, utilizzata in passato come diakonikon: zona delle chiese bizantine destinata a sagrestia
Sul fondo del catino absidale è presente un pozzetto, mentre più in alto è ben riconoscibile una grande croce scolpita nella pietra
Anche qui l’arcata superiore è finemente decorata con un motivo geometrico a fascia dai toni rosso e blu
Al centro delle figure vi sono infine alcune croci, triangoli e vari cerchi a carattere simbolico