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Bari, l'abbandonata strada privata Deserto
Antiche vie puntellate da ipogei, antiche masserie e chiesette rurali, ma che oggi si distinguono solo per degrado e abbandono. È il triste destino delle strade vicinali di Bari, importanti e tortuose arterie che attraversando la campagna collegano la periferia al centro cittadino. Ne è un esempio strada privata Deserto, lì dove sopravvivono i resti di un’omonima cappella e di una masseria fortificata, diventati però nel tempo ritrovo di tossicodipendenti, vagabondi e assassini (foto di Gennaro Gargiulo)
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Strada privata Deserto è un'antica via che si distende nelle campagne del quartiere Stanic: ospita una chiesa del 200 e una masseria fortificata del 700
Per raggiungere Strada Privata Deserto basta imboccare via Bruno Buozzi: dirigendosi in direzione Modugno la strada appare sulla sinistra, quasi nascosta da un’officina gialla
Il primo tratto, dominato da grandi capannoni, appare in buone condizioni...
...tra l’altro dopo 150 metri devia sulla sinistra costeggiando mandorli in fiore e uliveti...
...curati da un anziano contadino
Ma proseguendo la via si restinge e viene delimitata da alti muri, curvando attorno ad un’enorme azienda di autotrasporti
Poco dopo però ritrova respiro e approda nei pressi di un grande terreno inselvatichito, proprio lì dove si erge la chiesa di Santa Maria del Deserto
Si tratta di una delle sette antiche chiese rurali di Bari, la cui esistenza è attestata da un documento del 1256. Oggi però la sua conformazione è cambiata ed è il risultato di un ampliamento del corpo di fabbrica avvenuto nel XVII secolo...
...all’epoca l’edificio religioso fu inglobato in una masseria residenziale, perdendo così quasi del tutto le evidenti fattezze di una chiesa, il cui ricordo è mantenuto esclusivamente dall’abside semicircolare che fa capolino sul retro
La struttura si presenta a pianta rettangolare, in pietra tufacea color ocra, completamente circondata da un’alta e salda recinzione e da un muro di cinta che ne impediscono l’accesso. L’ingresso risulta murato
Sappiamo comunque (attraverso il libro e le foto di Antonella Calderazzi “L’architettura rurale in Puglia: le masserie”) che la cappella è a navata unica e che nella cavità del transetto è custodito un affresco greco-bizantino raffigurante la Vergine con Bambino, avvolta da un mantello azzurro e dipinta su uno sfondo rosso scuro
Un peccato non riuscire ad ammirare gli interni della chiesa, anche se probabilmente viste le condizioni in cui si trova la zona, non si poteva far altro che murare il tutto. La strada infatti appare come una vera e propria discarica a cielo aperto, con l’asfalto e il terreno circostanti interamente ricoperti da rifiuti di ogni genere
Ciò che più colpisce è sicuramente la montagna di scaffali in legno e la fila di pneumatici che si dilunga dalla chiesetta per parecchi metri, bloccando la strada proprio nel punto in cui dovrebbe sfociare in via San Giorgio Martire
Qui tra l’altro si trova un altro edificio storico: una settecentesca masseria fortificata, ormai ridotta a rudere. Facendo attenzione a dove mettiamo i piedi tentiamo di raggiungere la struttura a base rettangolare che si sviluppa su due piani
Approdiamo sul retro e ci ritroviamo in un piccolo giardino decadente invaso da un groviglio di rami secchi, un tempo forse un cortile o un agrumeto
Tutt’attorno sopravvivono i resti di un muro di cinta che si apre con un pericolante arco a tutto sesto
Il piano inferiore, che ricorda una stalla, è abbandonato e visibilmente vandalizzato...
...e non proseguiamo oltre, visto il preoccupante e pericoloso tappeto di siringhe che ricopre il pavimento
In alto la struttura è coronata da una massiccia torre fortificata su cui tuttavia è impossibile salire
Da giù però notiamo una feritoia presente al livello superiore, attraverso cui si intravede un alto albero. Una maestosa pianta è quindi riuscita a crescere fra queste mura, unico sprazzo di vita nel “deserto” che la circonda