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Bari, il Molo Sant'antonio
Un lungo e massiccio braccio di pietra che, allungandosi in mare, ha rappresentato per i naviganti di diverse epoche l’ingresso al vecchio porto di Bari. Parliamo del Molo Sant’Antonio, struttura che assieme al suo “dirimpettaio” Molo San Nicola (Nderr a la lanze) delimita uno specchio d’acqua dove ancora oggi tra banchi di pesce fresco, gozzi, pescherecci e un piccolo iconico faro si continua a “respirare” l’Adriatico (foto di Antonio Caradonna)
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Un lungo e massiccio braccio di pietra che, allungandosi in mare, ha rappresentato per i naviganti di diverse epoche l’ingresso al vecchio porto di Bari
Parliamo del Molo Sant’Antonio, struttura che assieme al suo “dirimpettaio” Molo San Nicola (Nderr a la lanze) delimita uno specchio d’acqua dove ancora oggi tra banchi di pesce fresco, gozzi, pescherecci e un piccolo iconico faro si continua a “respirare” l’Adriatico
Fino al 500 il Molo Sant’Antonio era però in realtà costituito solo da qualche pietra affiorante dal mare. Solo dopo la ristrutturazione della muraglia, quest'ultima divenne un vero e proprio approdo per le barche. Ai piedi di essa, sul lungomare Imperatore Traiano, ancora oggi sono conservate alcune colonne che rappresentavano gli antichi attracchi
Nel 1602 fu poi creato il vero e proprio molo (che si andò a unire alla Muraglia)...
...e così questo specchio d’acqua divenne il porto ufficiale della città, tanto che nelle carte nautiche e stampe del 700 è ben visibile tutto il golfo con velieri e barchette che lì vi ormeggiano
Siamo andati quindi a visitare questo iconico braccio di pietra, raggiungendo il suo ingresso dal lungomare Imperatore Augusto
Prima di accedervi però, scendiamo attraverso un’ampia scala su una banchina affacciata sull’ansa
Si tratta di un largo spiazzo dove...
...tra mucchi di reti da pesca...
...antiche bitte d’ormeggio ormai arrugginite...
...fanno bella mostra di sé i classici gozzi blu e rossi (lanze in dialetto barese)
Infatti era qui che un tempo queste imbarcazioni venivano costruite e riparate dalle mani di sapienti maestri d’ascia (calafatàre). Un mestiere ormai scomparso, che ha portato gli stessi pescatori a imparare a rattoppare il proprio scafi...
...fino al “rottamarli” a riva appoggiati su cassette di birra Peroni
Il divario tra vecchie e nuove imbarcazioni si fa più lampante quando...
...allungando lo sguardo, ammiriamo alla nostra destra i tanti luccicanti scafi del Circolo della Vela, con il magnifico sfondo “mattone” del teatro Margherita
Sul lato sinistro della banchina notiamo invece una serie di magazzini numerati delimitati da porte in ferro chiuse in piccoli archetti in pietra. Sono praticamente tutti serrati eccetto uno...
...di fronte al quale troviamo due pescatori intenti a pulire la banchina da alghe e rifiuti
Risaliamo e accediamo attraverso un cancello al molo vero e proprio, il quale si allunga per circa 500 metri nel Mar Adriatico. La prima parte è occupata dal “nuovo” mercato del pesce, indicato da una grande scritta a forma di onda con lettere blu
Ad accoglierci è un signore con un fantastico polpo da cinque chili
Qui infatti è ancora possibile acquistare pesce fresco di qualità direttamente dai pescatori, che furono spostati una ventina di anni fa dall’ottocentesca struttura situata in piazza del Ferrarese. Uno “sfratto” vero e proprio per i commercianti, che lamentano ancora oggi il decentramento dell’attività e un progressivo calo delle vendite
Difatti delle tante postazioni di vendita ne troviamo aperte solamente due...
...seppur affollate da un nutrito gruppetto di persone
Qui tra cozze, polpi, cicale, merluzzi e spigole gigantesche, si percepisce ancora il popolare spirito del mercato
Lasciamo ora la zona di vendita e saliamo sulla terrazza al di sopra del mercato
Da qui si può godere di una delle viste più iconiche e ampie della città. Ammiriamo così lo “skyline” del centro storico su cui svetta l’alto campanile della Cattedrale
Mentre volgendo lo sguardo a sinistra scorgiamo i palazzi in stile liberty del quartiere Umbertino...
... e ancora più a sud quelli maestosi realizzati durante il Fascismo, dominati in altezza dalla torre del Palazzo della Provincia
Dall’altra parte invece si staglia il mare aperto, lì dove un tempo avremmo potuto scorgere l’ormai scomparso isolotto di Monterosso che sorgeva a circa 200 metri dalla costa
Non ci resta ora che scendere per riprendere il nostro cammino sul molo
Sulla nostra destra un alto muro chiude il cantiere navale Sgobba che si occupa oggi di rimessaggio e manutenzione di imbarcazioni. Si tratta di un’attività di inizio 900 rilevata da questa famiglia negli anni 50
Da questo punto in poi si delinea la seconda parte del molo che si affaccia direttamente sul mare. Il cambio di zona è ben distinto dal passaggio dalla pavimentazione in chianche bianche a quella con le basole di pietra nera vulcanica
È qui, tra l’altro, che ogni maggio vengono disposti i fuochi pirotecnici che colorano il mare durante la festa di San Nicola (foto di Nicola Velluso)
La banchina conduce infine alla sua punta estrema, chiamata ancora dai più anziani “la ponde”
Qui sin dalla fine dell’800 avveniva il cosiddetto “battesimo dei tuffi”, durante il quale i più giovani imparavano a nuotare gettandosi, il più delle volte senza vestiti, nell’acqua salata
Ma la punta del faro è contraddistinta soprattutto dall’iconico faro del 1935: una torre cilindrica grigia alta 17 metri e colorata alla base da graffiti
La sua luce illumina il mare di sera per un raggio di quasi nove miglia marine, indicando ai pescatori la via per tornare a casa