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Bari, gli storici parrucchieri per signora
Sono specializzati in colori, tagli e pieghe e offrono salute e benessere alle chiome delle donne. Parliamo naturalmente dei parrucchieri per signora, artisti dei capelli le cui origini affondano negli anni 50, quando le donne (soprattutto quelle più abbienti) cominciarono pian piano ad emanciparsi e a mostrarsi in pubblico, curando maggiormente il loro aspetto fisico. Nel capoluogo pugliese sono ancora presenti alcuni di quei saloni nati in quegli anni, ereditati dai figli dei primi coiffeur baresi. Negozi che vantano quindi più di cinquant’anni di attività. Si tratta di Melfi, Pedote, Renna, Loconte e Sassanelli. Siamo andati a trovarli (foto di Sonia Carrassi)
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Il nostro viaggio comincia nel quartiere Carrassi, nei pressi del parco Due Giugno, lì dove in viale Don Luigi Sturzo si trova Melfi, cognome storico dei parrucchieri baresi. Si tratta infatti di una famiglia che negli anni 50 diede vita a una stirpe di coiffeur, inaugurando numerosi saloni
Tutto iniziò con Dino Melfi (al centro della foto con la giacca). Dopo essere stato barbiere per vent’anni fu lui il primo ad aprire un esercizio per signore in corso Cavour, nelle vicinanze del bar Mokador
Una strada, questa, che qualche anno dopo percorsero sia tre suoi nipoti (Enzo, Vito e Franco) che nel 1957 aprirono un salone in via Dante...
...che dal fratello Michele. Quest’ultimo inaugurò un parrucchiere in via Melo, nel punto in cui oggi si trova la libreria Feltrinelli, per poi spostarsi nel 1955 in corso Cavour, nei pressi della Chiesa del Sacro Cuore, dove è rimasto sino al 1990
Michele nel corso degli anni insegnò il mestiere a figli e nipoti: tra questi il 56enne Maurizio Lumare, proprietario dell’ultimo e unico “Melfi” ancora presente a Bari, in via Don Luigi Sturzo
Poniamo l’attenzione sull’unico casco asciugacapelli presente nel locale. «Sì, abbiamo deciso di lasciarne almeno uno perché anche se i tempi sono cambiati e il mestiere si è evoluto, casco e bigodini rimangono pur sempre il tratto distintivo di un parrucchiere»,spiega il titolare
Un tempo infatti ad ogni postazione c’era un casco: strumento che uscì piano piano di scena a partire dagli anni 60, quando la diffusione del phon permise, assieme a spazzola e pettine, di modificare il verso e l’ondulazione dei capelli
Ci spostiamo ora di poche decine di metri, per andare a far visita in viale Papa Giovanni XXIII a Davide Pedote, salone che trae le sue origini sin dal 1960
«A fondare il parrucchiere furono mio padre Mario Pedote e mio zio Dino...
...racconta il 47enne Davide, attuale proprietario»
«Ricordo perfettamente che il lavoro di mio padre era basato sull’artigianalità – continua il titolare – . Prima infatti le tecniche erano più semplici e schematiche e gli strumenti a disposizione pochi: un paio di forbici, tappi e cuffie in lattice per le mèches, casco e bigodini per la piega»
Davvero l’essenziale se pensiamo invece al supporto tecnologico di oggi, con coiffeur che possono servirsi di piastre, ferri, phon e satelliti
Salutiamo Davide e ci spostiamo all’inizio di viale Unità d’Italia, quasi ad angolo con via Enrico Toti, lì dove dal 1966 affonda le sue radici Coiffeur Renna
«Avevo solo 11 anni quando iniziai a fare il barbiere», racconta il proprietario 74enne Giuseppe Renna, che continua a gestire il salone in prima persona assieme alla 39enne figlia Valentina
Nel 1966, a soli vent’anni, Giuseppe diedi vita a “Pinuccio Parrucchiere”, insegna che ha cambiato solo dieci anni fa quando ha ristrutturato il locale
Anche qui notiamo la presenza di due caschi e di alcuni bigodini. «Ogni volta che mettevo una chioma sotto il casco non poteva mai mancare l’affermazione: “Pinuccio, dura più una piega che un matrimonio” – rammenta sorridendo il titolare –. Questo perché all’epoca i tempi di asciugatura erano diversi rispetto ad oggi, anche se il lavoro era più artistico»
Il nostro tour ci conduce ora in via Principe Amedeo, strada che ospita Loconte Parrucchieri, attivo dal 1959. Purtroppo però il titolare si dichiara non interessato all’articolo
Decidiamo quindi di proseguire per raggiungere via Andrea da Bari, dove è presente dal 1° gennaio 1950 il parrucchiere per signora Sassanelli
«Tutto nacque con mio padre Giuseppe (il primo a sinistra nella foto)– racconta il 72enne titolare Michele Sassanelli –: lui diventò il gestore del parrucchiere dell’Albergo Diurno in corso Vittorio Emanuele. Fu lì che imparò il mestiere...
...decidendo poi nel 1950 di aprire un salone tutto suo nell’attuale sede»
E tra queste mura Michele, all’età di 16 anni, intraprese la stessa strada del padre, ereditando poi nel 1995 l’esercizio che gestisce assieme alla 46enne Francesca Tritto
«Papà mi raccontava che agli esordi il salone era frequentato perlopiù dalle signore della cosiddetta “Baribene”», sottolinea Michele
Mentre chiacchieriamo, il proprietario ci mostra un ferro risalente agli anni Cinquanta. «Aveva la funzione di arricciare – spiega –. Si metteva all’interno di una sorta di braciere e, una volta raggiunta la giusta temperatura, si arrotolavano i capelli»