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Bari, alla scoperta di Palazzo Manzoni
È conosciuto come “Palazzo Manzoni”, perchè al suo interno conserva le statue di Renzo e Lucia, i protagonisti dei Promessi Sposi. Parliamo di uno stabile del 1898 che si staglia una strada che, secondo la leggenda, pare abbia preso il nome proprio da questo edificio “dedicato” al grande scrittore italiano. Si trova infatti su via Manzoni, una delle arterie principali del quartiere Libertà di Bari. Un palazzo quindi particolare, che a parte i riferimenti letterari merita una visita per via della facciata eclettica che sembra uscita da una favola gotica e per l’elegante e luminoso atrio interno circolare che ricorda la quinta di un teatro (foto di Valentina Rosati)
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L’edificio si trova al civico 29 di via Manzoni, ad angolo con via Abate Gimma
Una volta giunti sul posto veniamo colpiti dal colore terra di Siena dello stabile, che regala un bel colpo d’occhio grazie al gioco di mattoni aggettanti presenti sulle pareti esterne...
...quelli più lunghi e grezzamente sbozzati si alternano ai più piccoli e lisci, andando a incorniciare le porte-finestre chiuse da persiane verdi
Sul grande balcone patronale la finestra è arricchita ai lati da lesene e falsi capitelli con foglie...
...mentre nella parte superiore la trabeazione con fregio a rosette sorregge una mensola, su cui si apre una nuova finestrella
Ci avviciniamo ora al grande portale in legno avvolto in un arco...
...ed entriamo spingendo le maniglie in pesante ottone
Ci ritroviamo così nell’androne, dal pavimento composto da larghe “chianche” brune...
...dove sei grandi pilastri con capitelli decorati sorreggono la volta a botte del soffitto
Ma a rubare la scena sono le tre statue che raffigurano personaggi dei Promessi Sposi: sono inserite in piccole nicchie sia a sinistra che a destra del portone
Renzo, dai capelli folti e ricci, è vestito con dei larghi calzoni, una lunga giacca ed un cappello con piuma d’oca sulla testa: sembra osservare pensieroso Lucia di fronte a sé...
...lei, bellissima nel suo lungo abito adornato da piccoli bottoncini in pietra, regge un mazzolino di fiori e con la testa bassa quasi mostra vergogna per lo sguardo scrutatore del suo amato
A completare il quadretto c’è poi una terza scultura che ritrae probabilmente un menestrello lì ad annunciare le nozze tra i due giovani
La poesia viene però rotta dall’evidente decadimento di questo androne, che avrebbe urgente bisogno di un serio restauro: i muri risultano infatti consunti dal tempo e dall’umidità e sono interrotti da porte murate o ormai chiuse da tempo
Basta però fare qualche passo più avanti per ritrovarsi, dopo aver superato un imponente arco, in un ambiente ben più curato e quasi magico: un atrio circolare inondato completamente di luce
In alto infatti non c’è un soffitto in muratura a chiudere l’ambiente, ma un lucernario trasparente
E alzando gli occhi capiamo di trovarci in un luogo diverso dagli altri. I tre livelli del palazzo sono infatti armoniosamente protetti da ringhiere in ferro battuto...
...che vanno a contenere dei veri e propri loggiati sostenuti da colonne ed archi
La sensazione è quella di trovarsi nella cavea di un teatro, con il palcoscenico posto in basso e tre ordini di palchi a dominare sulle nostre teste
Attraverso una scala non ci resta così che salire così alla scoperta dei vari piani, su cui sono disposti in maniera circolare una serie di appartamenti
Il secondo livello è quello che accoglie gli ex alloggi di Triggiani, in cui purtroppo non abbiamo la possibilità di accedere. Peccato, perché sembra che conservino ancora dei preziosi affreschi
L’ultimo piano ospitava invece le stanze della servitù. Oggi è quello più verde, grazie a piante di ogni tipo che abbelliscono l’ambiente. Trovano giovamento dalla luce del sole, che filtra placida, illuminando questo tesoro incastonato tra le vie di Bari