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Altamura, il Museo del vino
Un luogo che racconta, tra le sue mura, secoli di lavoro e di passione della civiltà contadina pugliese. È la Cantina Frrud, “Museo del Vino” aperto dai trentenni Paolo Colonna e Donato Scalera in un palazzotto del centro di Altamura consacrato alla produzione del nettare degli dèi sin dal XVI secolo (foto di Antonio Caradonna)
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Il Museo si trova al civico 18 di via Solofrano, stradina ubicata alle spalle della Cattedrale di Santa Maria Assunta
Varchiamo il portone ed entriamo in una piccola corte. A destra ci sono delle scale che conducono ad abitazioni private, di fronte a noi si trova invece un secondo portone di legno sormontato da un arco sulla cui chiave di volta è incisa la già citata data di fondazione: il 1572
Alla destra dell’ingresso ci colpisce la “bocca di lupo”, un’apertura d’areazione della cantina interrata nella quale è inserita una lunga vasca. Come un canaletto, quest’ultima faceva confluire direttamente nelle botti sottostanti le uve pigiate qui nella corte
È arrivato il momento di entrare. Il piano terra è composto da due ambienti dall’aspetto semplice e rustico, col pavimento a chianche originale, dove sono conservati gli attrezzi in esposizione
Sulla destra notiamo i tini...
... marcati con le iniziali dell’ultimo titolare, A.F. (Angelantonio Ferrulli)...
...utilizzati per la raccolta delle uve in vigna e portati in spalla. Sono di legno e molto pesanti: circa 20 chili da vuoti, quattro volte tanto una volta riempiti
Degna di nota è la pompa manuale per irrorare i vitigni con i trattamenti previsti, come l'ossido di zolfo o il verderame. Necessitava del lavoro di due persone: una la trainava come un carretto, l'altra azionava la nebulizzazione
Sui muri sono invece appesi grandi aratri utilizzati dai buoi oltre a zappe e attrezzi per il travaso del vino nelle grosse botti sottostanti
In una nicchia “scavata” nel muro sono posizionate mensole con diversi oggetti di uso quotidiano, tra cui dei barattoli con indicazioni in inglese come coffee e sugar
Nel lato opposto della stanza spadroneggia il torchio settecentesco, apparecchiatura essenziale per la vinificazione
La parte superiore è formata da quattro blocchi di castagno tenuti insieme da una struttura in ferro e sorretto ai lati da pilastri di legno
In quella sottostante c'è la grossa vite, sempre lignea, che serviva per far ruotare il torchio e premere l'uva
I grappoli erano contenuti nei dieci fiscoli fatti di canapa intrecciata a mano...
... mentre la forza dell'uomo era esercitata attraverso una robusta asta
L'uva premuta nei fiscoli rilasciava il mosto...
... che finiva nella vasca di raccolta ai piedi del macchinario
Accanto al vecchio torchio c’è anche il “modello” idraulico, subentratogli all’inizio del 900, fatto di ghisa e ferro
L’ultimo pezzo qui esposto è un argano a fune passante, il sistema di carrucola utilizzato per poter sollevare e spostare botti e altri oggetti pesanti nella grotta sottostante
Accediamo quindi nell’altra stanza, che oltre a tini, botti, damigiane e gioghi custodisce suppellettili più “domestiche” come un piccolo tavolo e una panca
Su una mensolina sono riposti contenitori per olive e conserve, una pignatta per cucinare e un piatto da portata, nonché un antico prototipo di caffettiera datato 1890
Scendiamo ora attraverso una botola nel cuore della cantina, a 8 metri di profondità. Qui anche le pareti, in pietra carsica e tufo, sono suggestive
Su di esse possono persino notare gli strati delle ere geologiche attraverso le cristallizzazioni multicolori dell'acqua
Sulle due botti settecentesche presenti, restaurate anche se inutilizzate per rispetto delle norme igieniche, campeggia, come una volta...
... la vasca di conferimento del mosto inserita nella già citata bocca di lupo che la collega con la corte esterna
Sulle nostre teste pende infine un lampadario fatto coi cerchi di ferro di un tino dismesso e ornato di candele. Quando non c’era la corrente elettrica i contadini misuravano il livello di ossigeno rimasto qui giù con l’affievolirsi della fiamma
Nell’ambiente vengono anche custodite le bottiglie prodotte dai due imprenditori, etichettate a mano e vendute in loco oppure online...
...il simbolo perfetto del connubio tra antico e moderno rappresentato dalla “Frrud”, questo affascinante luogo salvato dall’oblìo