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Alla scoperta del Taekwondo
Tutto ebbe inizio con un giovane militare coreano di stanza presso la Base di Nato di Brindisi. Fu lui, negli anni 80, a far conoscere a Bari una disciplina dalle origini lontane e millenarie: il Taekwondo. Un’arte marziale che, nata appunto in Corea, è riuscita a diffondersi in un tutto il mondo diventando tra l’altro anche sport olimpico. A Bari la prima palestra ad aver ospitato lezioni di Taekwondo è stata Kanku Dai di via Napoli, lì dove si sono formati il 47enne Luigi Clemente e il 50enne Martino Fumarola: due dei cinque maestri operanti in città ed entrambi fondatori della Koryo, la sezione locale della Fita (Federazione Italiana Taekwondo). Siamo andati a trovarli (foto di Adriano Di Florio)
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Incontriamo Luigi Clemente nella sua scuola “Bek Doo San” aperta dal 2011 all’interno del Palacarrassi di via Filippo Turati. Luigi ha indosso un’uniforme bianca chiamata “Dobok”, stretta alla vita da una cintura nera
Mentre parliamo scocca l’ora del corso pomeridiano e una ventina di piccoli allievi entrano in sala
«C’è stato un boom di iscritti negli ultimi mesi: l’oro olimpico del mesagnese Vito Dell’Aquila ha acceso nuovamente i fari sul Taekwondo», sottolinea il maestro...
...mentre sistema i bambini in riga, controllando le divise e le cinture
Nel frattempo i piccoli corrono in cerchio...
fermandosi per fare stretching e alternando spaccate ...
...e saltelli per poi calciare in aria gridando energicamente all’unisono “kiap”
Clemente prende infine tre sacchi e li posiziona ai lati della sala, preparando un percorso dinamico che vede gli allievi prima rotolare per terra oltrepassando alcuni coni e poi sferrare calci girevoli...
...o al volo sul sacco...
...e sul cuscinetto nero noto come “colpitore”
Prima di andarcene ci avviciniamo al più piccolo del gruppo: Fabio di 4 anni detto “McGregor”, come il famoso artista marziale irlandese. «L’ho soprannominato così perché è evidente quanto ami lottare», conclude il maestro
Lasciamo la Bek Doo San per spostarci in via Napoli dove ha sede la Kandu Dai
È qui che si allena il “Fumarola Team”, condotto dalla cintura nera Martino Fumarola
...sono gli agonisti
Martino ci mostra una foto d’epoca che lo ritrae alla Kankudai con il maestro Dellino e con i corsisti Luigi Clemente ed Ernesto Valenzano
Fumarola è impegnato nel formare i suoi agonisti, una decina di ragazzi e ragazze che vediamo allenarsi sul tatami...
...combattono tra di loro a suon di pugni...
...calci laterali...
...circolari...
...e all’indietro
La loro potenza è attutita dalla protezione sul busto, la “corazza” alla quale si aggiungono...
...il caschetto, i paradenti...
...i guantini, i paratibia, i parabraccia, i parapiedi con magneti e la conchiglia sui genitali
Il punteggio maggiore lo assegna il calcio alla testa con rotazione: sono ben quattro punti
Intanto gli agonisti si concedono una breve pausa riposandosi appoggiandosi ai sacchi o sedendosi su alcune casse
Avviciniamo il grande del gruppo, il 54enne Francesco, anche lui con in vita la cintura nera. «Dieci anni fa portai mia figlia a fare Taekwondo – afferma –, e più si allenava più mi innamoravo di questa disciplina. Così un giorno, al suo posto, decisi di fare lezione io. Bene, oggi ho l’abilitazione da allenatore»
Alle nostre spalle Fumarola, indossata l’uniforme e l’attrezzatura e armato di “scudo da allenamento”, ossia un cuscinetto su cui far sferrare i calci all’avversario, chiama il 26enne Cosimo De Giosa a combattere
...seguito poi dalla 21enne Federica che esegue lo stesso esercizio con il maestro